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	<title>skazza&#38;lasca &#187; Cruising</title>
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		<title>skazza&#38;lasca &#187; Cruising</title>
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		<title>Prua verso le Eolie</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 13:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì 4 agosto
Ci siamo. Inizia la vacanza. La ciurma vede capitan Zipper ai comandi, io secondo di bordo, Roberto, Annelise e Francesco i nostri amici ospiti a bordo&#8230; tutti neofiti della vela. Un gruppetto promiscuamente assortito, come potete giudicare dai nostri ritratti  
Lasciamo il porto di Vibo in direzione Eolie. La più vicina è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=skazzaelasca.wordpress.com&blog=1982278&post=180&subd=skazzaelasca&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Lunedì 4 agosto</strong></p>
<p>Ci siamo. Inizia la vacanza. La ciurma vede capitan Zipper ai comandi, io secondo di bordo, Roberto, Annelise e Francesco i nostri amici ospiti a bordo&#8230; tutti neofiti della vela. Un gruppetto promiscuamente assortito, come potete giudicare dai nostri ritratti <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>

<a href='http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/10/23/prua-verso-le-eolie/dscn2215/' title='dscn2215'><img width="150" height="112" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/10/dscn2215.jpg?w=150&#038;h=112" class="attachment-thumbnail" alt="Zipper o Sampei? boh" title="dscn2215" /></a>
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<a href='http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/10/23/prua-verso-le-eolie/dscn2210/' title='dscn2210'><img width="150" height="112" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/10/dscn2210.jpg?w=150&#038;h=112" class="attachment-thumbnail" alt="roberto" title="dscn2210" /></a>
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<p>Lasciamo il porto di Vibo in direzione Eolie. La più vicina è Stromboli, a circa 40/45 miglia da Vibo andando per 270°. L&#8217;idea è di fare rotta verso Ovest seguendo il vento. Appena fuori dallo sperone di Capo Vaticano sniffiamo una brezzolina beneaugurante. E&#8217; una brezza, 6 o 7 nodi, un ponentino/maestralino leggero ma ben steso. Per noi è più che sufficiente: issiamo randa, srolliamo genoa e spegnamo i motori. Si fila via che è un piacere.</p>
<p>I nostri amici si ambientano subito. All&#8217;ora di pranzo inauguriamo il primo di una lunga serie di aperitivi. Diciamo che se la cambusa è discretamente fornita di vettovaglie, di certo il reparto bevande (birre, vini e affini) non sfigura&#8230;!</p>
<p>Per il pranzo ci offriamo io e l&#8217;Annelise. Un piatto freddo. Vitaminici, tanto per cominciare. Prepariamo un invitante vassoio di prosciutto e melone e una magnifica insalatona mista. Mandiamo in pozzetto il pane, le bevande, il vassoio etc. lasciando l&#8217;insalata appoggiata sul tavolo.</p>
<p>E&#8217; un attimo: un&#8217;ondina malefica fa cadere l&#8217;insalatiera con tutto il contenuto&#8230; acc&#8230; porc&#8230; dannaz&#8230; E ora? Con l&#8217;Annelise ci guardiamo negli occhi. Nessuna esitazione turba il nostro sguardo e con fare felino, rapide come faine, rimettiamo tutto nell&#8217;insalatiera. Con superba <em>nonchalance</em> mandiamo in pozzetto anche l&#8217;insalata &#8230; che mangeremo senza fare una piega!</p>
<p>Del resto si sa che quella di bordo è una vita spartana e che in barca non si butta via nulla&#8230; figuratevi se potevamo rinunciare a mezzo chilo di insalata così, senza pensiero! e poi vi assicuro che il pagliolato era stato abbondantemente lysoformizzato prima di partire&#8230;</p>
<p>Insomma tra una facezia e l&#8217;altra arriviamo ad intravedere nella foschia prima Stromboli, poi Panarea con Dattilo e Basiluzzo. Il vento ci porta verso Lipari e là facciamo rotta. Allungheremo un po&#8217; il percorso (sono circa 55 miglia da Vibo a Lipari) ma tanto ormai è certo che si arriva con il buio. Meglio quindi un approdo a Lipari, più sicura per un arrivo in notturna.</p>
<p>La navigazione va avanti. Salutiamo il crepuscolo con un aperitivino frizzante.</p>
<p>Mentre ci avviciniamo alla meta, perdiamo un membro della ciurma, Roberto ci lascia per cadere in una catalessi irreversibile fino al mattino successivo.</p>
<p>Decidiamo di dare ancora alla spiaggia di pomice. Il cartografico ci dice che i fondali si mantengono tra i cinque e i dieci metri per una larga striscia dalla costa (e alle Eolie, dove i fondali strapiombano subito a venti metri è più o meno un fatto unico). Ci avviciniamo lentamente, siamo tutti vigili. Una tensione inconfessata percorre tutti noi. E&#8217; davvero buio pesto: andiamo avanti con il cartografico mentre una teoria di barche e motoscafoni a motore ci taglia la strada tornando da Panarea. Giusto-per-semplificarci-la-manovra!</p>
<p>Proseguiamo. Arriviamo sottocosta, illuminiamo con il faro davanti a noi. Si accendono fugaci visioni di un costone bianco cenere. Andiamo avanti con il motore al minimo, pronti a intercettare qualunque ostacolo. Dieci metri di profondità, dice il log. Nove&#8230; otto&#8230; sette&#8230; sei&#8230; ai cinque metri diamo ancora. Caliamo per la prima volta la nostra nuovissima Delta da 16 kg (e i suoi cento metri di catena!). Perfetto. L&#8217;ancora fa presa subito. Ci guardiamo attorno. Ci sono altre due barche alla fonda. Seguiamo per un po&#8217; il movimento della nostra barca alla ruota. Tutto ok. Finalmente la tensione si scioglie&#8230;</p>
<p>&#8230; e la fame si fa sentire. La premiata ditta si ripropone alle cucine: pasta al pesto appena insaporita da pomodorini saltati in padella e un ciuffetto di basilico calabrese. SUPERBA! (e senza neanche averla ripassata sul pagliolato&#8230; <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':-D' class='wp-smiley' />  )</p>
<p>Rilassati, satolli, grappinati al punto giusto cazzeggiamo fino oltre la mezzanotte al chiarore delle stelle. Dietro di noi di rivela indistinto un paesaggio lunare che riusciamo appena ad intravedere. Alla fine la stanchezza ha la meglio. Gli occhi si chiudono sulla mia prima notte eoliana.</p>
<p>Ma non è finita qui! Stay tuned</p>
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		<title>Al marina Carmelo, a Vibo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 08:44:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 3 agosto
Dai ammettiamolo, in Italia è veramente difficile trovare un porto o un marina di cui parlare bene. Nella maggior parte dei casi hanno prezzi che neanche al Four Season Hotel e servizi (servizi???) da pensione di quart&#8217;ordine. E ovviamente, col piffero che trovi un posto in transito, soprattutto se ti presenti con meno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=skazzaelasca.wordpress.com&blog=1982278&post=172&subd=skazzaelasca&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Domenica 3 agosto</strong></p>
<div id="attachment_174" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/10/dscn2208.jpg"><img class="size-medium wp-image-174" title="dscn2208" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/10/dscn2208.jpg?w=300&#038;h=224" alt="Alle spalle, il porto di Vibo" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Alle spalle, il porto di Vibo</p></div>
<p>Dai ammettiamolo, in Italia è veramente difficile trovare un porto o un marina di cui parlare bene. Nella maggior parte dei casi hanno prezzi che neanche al Four Season Hotel e servizi (servizi???) da pensione di quart&#8217;ordine. E ovviamente, col piffero che trovi un posto in transito, soprattutto se ti presenti con meno di 14 metri di barca.</p>
<p>Fa eccezione in questo desolante panorama (non vi dico i commenti che ho raccolto da navigatori stranieri sulla nostrana portualità da diporto&#8230;) il porto di Vibo e in particolare il <a title="vai al sito del Marina Carmelo" href="http://www.marinacarmelo.it/marinacarmelo.html" target="_blank">Marina Carmelo </a>dove noi ci siamo appoggiati per sbarco e imbarco ciurme nelle tre settimane di vacanza alle Eolie. Prima di partire avevamo concordato il nostro arrivo e le nostre esigenze con la signora Anna, gentilissima e amabile che ci aveva rassicurato sulla disponibilità del posto barca.</p>
<p>Arriviamo così a Vibo Marina. Incredibile, davanti all&#8217;imboccatura abbiamo 11 metri di fondale!!! Entriamo e ci si presenta un bacino di grandi dimensioni, con ampissimi spazi di manovra all&#8217;ingresso, spazi liberi intendo ! non sovraccarichi di barche barchini imbarcazioni e natanti della più svariata natura.</p>
<p>Ci dirigiamo al distributore, anche qui gentilissimi e pronti ad aiutarci nelle manovre di ormeggio e disormeggio, rese un tantino sfavorevoli dal vento che ci abbatteva sulla banchina, e finalmente, dopo 45 ore di ininterrotta navigazione, attracchiamo al Marina Carmelo. Sono le 13:00.</p>
<div id="attachment_220" class="wp-caption alignleft" style="width: 82px"><img class="size-thumbnail wp-image-220" title="03-08-08_12551" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/10/03-08-08_12551.jpg?w=72&#038;h=96" alt="250 miles after" width="72" height="96" /><p class="wp-caption-text">250 miles after</p></div>
<p>Veniamo accolti dal personale di banchina che dopo aver assicurato le cime si sincera del numero di persone a bordo. &#8220;Siamo in quattro&#8221; rispondiamo perplessi, senza capire il perché della domanda. Lo scopriamo un minuto dopo quando una gentile ragazza ci porta in barca un vassoio con prosecco e stuzzichini.</p>
<p>Non potete immaginare. Ci siamo sentiti veramente accolti, anzi coccolati. Arriviamo lì provati dai due giorni in mare, con il solleone agostano che in Calabria è implacabile e&#8230; et voilà&#8230; ci si materializza davanti un vassoio di aperitivi ghiacciati! Fantastico davvero.</p>
<p>Siamo arrivati dunque. Abbiamo ancora l&#8217;adrenalina in circolo che ci impedisce di riposare (beh&#8230; anche il  caldo fa la sua parte). Che fare? bagno o doccia? Il Cisky ed io non abbiamo dubbi. Entrando in porto abbiamo adocchiato una spiaggetta appena sulla sinistra del bacino che non sembrava niente male.</p>
<div id="attachment_221" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><img class="size-thumbnail wp-image-221" title="immag039" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/10/immag039.jpg?w=120&#038;h=96" alt="paradise" width="120" height="96" /><p class="wp-caption-text">paradise</p></div>
<p>CI avviamo senza esitazioni e&#8230; uau&#8230; abbiamo davanti una spiaggetta tropicale. La sabbia dorata, il mare che dal verde smeraldo vira al blu cobalto poco più al largo, qualche scoglio qua e là, e gli alberi che dal costone arrivano fino alla spiaggia. Non manca neanche un lido attrezzato con sdraio e ombrelloni. Cosa vuoi di più dalla vita? niente. Davvero. Sono a posto così!</p>
<p>A sera ci concediamo un bel piatto di pasta caldo e goloso al ristorante lì vicino al porto, anche se a Vibo Marina, non lontano c&#8217;è un ristorante di quelli segnalati dalle guide, dove ci assicurano che si mangi benissimo senza sputtanarsi uno stipendio. Per noi va bene il ristorantino del porto!</p>
<p>All&#8217;indomani sbarchiamo il Cisky (che se ne torna tristanzolo al lavoro) e imbarchiamo gli amici: Roberto arrivato (bontà sua) alle 6 del mattino, Annelise e Francesco che si presentano invece al più consono orario di colazione, la Raffa ci raggiungertà a Salina l&#8217;indomani.</p>
<p>Ci organizziamo intanto per la cambusa. Parte una agguerrita spedizione verso il supermercato locale, non molto distante se avete la macchina&#8230; Se non siete macchinati, niente panico: al marina Carmelo si sono organizzati per la cambusa a domicilio. C&#8217;è un catalogo con i prodotti di base e l&#8217;ortofrutta: scegliete, ordinate e vi portano tutto fino alla barca! e con prezzi niente affatto esagerati <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Mentre la spedizione provvede al sostentamento, io mi dedico al meteo. La signora Anna, sempre gentilissima, ci fa utilizzare il pc dell&#8217;ufficio per consultare i vari meteo on line. Senza farci pagare una lira!!!</p>
<p>Tutto ok, dicono le previsioni. Possiamo partire tranquilli.</p>
<p>Ringraziamo e saldiamo il conto con la Signora Anna. &#8220;Sono 45 euro&#8221; (quarantacinque euro??? ad agosto!!??? ci deve essere un errore&#8230; non abbiamo sentito bene)&#8230; &#8220;ma facciamo 40, visto che ritornate&#8221; e insieme alla ricevuta ci dà anche una bottiglia di Cirò Reserve&#8230; che berremo alla salute della signora Anna e del Marina Carmelo!</p>
<p>That&#8217;all folks! Il resto in un prossimo post&#8230;</p>
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	</item>
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		<title>Ora si comincia!</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 06:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[1 agosto: è il gran giorno

La ciurma è finalmente a posto. Zipper e Blu, io e il Cisky. Alla fine ce l&#8217;abbiamo fatta a mettere insieme un bel gruppetto di inesperti navigatori e &#8211; tra le mille cose da fare prima di salpare l&#8217;ancora &#8211; alle 15 del primo agosto lasciamo Fiumicino. Destinazione: Vibo Valentia, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=skazzaelasca.wordpress.com&blog=1982278&post=168&subd=skazzaelasca&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>1 agosto: è il gran giorno<br />
</strong></p>
<p>La ciurma è finalmente a posto. Zipper e Blu, io e il Cisky. Alla fine ce l&#8217;abbiamo fatta a mettere insieme un bel gruppetto di inesperti navigatori e &#8211; tra le mille cose da fare prima di salpare l&#8217;ancora &#8211; alle 15 del primo agosto lasciamo Fiumicino. Destinazione: Vibo Valentia, la nostra base per le Eolie.</p>
<p>I giorni che hanno preceduto la partenza sono stati una vera buriana. Io mi sono smazzata 1500 km in 24 ore per portare la mia bimba dai nonni, tornare in tempo per sbrigare le ultime incombenze (ad esempio&#8230; munirsi di carte nautiche per la navigazione, filtri e ricambi vari per il motore, bozzelli da comprare all&#8217;ultimo momento, chilometri di catena dell&#8217;ancora da contrassegnare etc.), preparare i bagagli e finalmente partire verso il blu.</p>
<p>Partiamo, con quella fibrillazione in corpo che ti dà l&#8217;inizio di ogni avventura, grande o piccola che sia. Ci aspettano 250 miglia di navigazione, che decidiamo di tirare tutte d&#8217;un fiato.</p>
<p>Il meteo è quello che ci bacerà poi per tutta la prima decade di agosto: alta pressione stabile, brezze da maestrale, mare calmo. Tempo stimato di navigazione con queste condizioni: 50 ore! Auguri!!!</p>
<p>Salpiamo e già davanti a Ostia la prima sorpresa. Delfini &#8211; urlano da prua ! Ed è vero: eccoli davanti allo specchio acqueo più fetente del Lazio (là dove il Tevere scarica di tutto di più&#8230;). Due incredibili delfini a un miglio sottocosta!</p>
<p>Lo prendiamo come un segno (il marinaio ha da essere scaramantico, giusto?) e infatti vediamo giusto. Si alza una bella brezza tesa che ci porta fino ad Anzio a motore spento con una velocità di 7 nodi e punte sui 7,5. A vela, giovani!!! Uau&#8230; dopo Anzio però, quando possiamo metterci in rotta perfetta, il vento ci gira da poppa. Poppa piena. Come dire, a meno che uno non stia facendo una bella regata d&#8217;altura, non è proprio una andatura rilassante. Diciamo che se puoi la eviti! E infatti così facciamo anche noi e riattacchiamo motore. Quella sarà però l&#8217;ultima brezza sulla nostra rotta&#8230; le restanti 200 miglia le copriremo sospinti dal motore a 1800 giri (siamo risparmiosi) e da una tenue ondina da poppa che però fa il suo dovere e ci spinge verso la meta.</p>
<p>Arriva la notte e (incredibilmente sobri&#8230; direi uno degli ultimi giorni di sobrietà totale) cominciamo a fare i turni. Passiamo le pontine nella notte piena, riusciamo a vedere appena le luci della costa. C&#8217;è un po&#8217; di foschia che rende la traversata più suggestiva. Al mattino passiamo al largo di Ischia e poi Capri che percepiamo lontane, immerse nella nebbia del mattino. Da qui in poi perderemo ogni contatto visivo con la terraferma. Per le successive 24 ore saremo immersi completamente nel blu del Tirreno.</p>
<p>La navigazione continua tranquilla. Appena un paio di diversivi alla rilassante monotonia della navigazione d&#8217;altura, uno o due bagnetti nella frescura delle acque a una 40ina di miglia dalla costa (in pratica in mezzo al nulla&#8230;) e poi i delfini! Faremo altri due avvistamenti durante il giorno e poi, quasi alle dieci della sera, quando già cominciavamo ad attaccare con i turni, ecco un branco di cinque o sei esemplari che si avvicina. Se ne staccano tre che cominciano a giocare con noi e danno vita ad un florilegio di giravolte, volteggi, coreografie subacquee come non le avevamo mai viste. Uno spettacolo davvero incredibile, emozionante, che ci ha accompagnato per buoni 40/45 minuti, appena illuminato dalle luci di navigazione e dalla prima timida luna. Sarà una delle cose che ricorderò a lungo per le emozioni che ci ha dato. E poi io credo fermamente che i delfini ci comprendano e siano in grado di comunicare con noi. Quelli lo stavano facendo!</p>
<p>Arriva la notte, una notte particolarmente vigile: siamo infatti su acque dove incrociano una molteplicità di rotte commerciali: cargo, traghetti, navi da crociera. Ti appaiono all&#8217;improvviso all&#8217;orizzonte e un attimo dopo te li ritrovi in rotta di collisione. Occorre stare sempre pronti a manovrare. Ma melgio così, non si rischia di addormentarsi al timone.</p>
<p>Nel cuore della notte arriviamo al largo delle coste calabresi. Cetraro, Amantea&#8230; Vibo si avvicina. Ecco due luci intermittenti. Dalla posizione in cui siamo possono essere i due fari di Capo Suvero e Capo Brozzo (forse non sono questi i nomi, più tardi controllerò). Controllo sulla cartina: sì, cavolo, dall&#8217;angolo con cui li rilevo rispetto alla nostra prua dovrebbero essere loro. Ma mentre sono immersa in queste considerazioni, ecco che un castelletto di luci almeno un miglio, un miglio e mezzo distante da noi comincia a farci segnalazioni con un faro. <em>Ca*** &#8211; </em>penso <em>- ecco la guardia costiera che rompe.</em> Acc&#8230; porc&#8230; dannaz&#8230; e ora come mi devo regolare per l&#8217;abbordo, nel cuore della notte nera, senza neanche uno spicchio di luna&#8230; ????</p>
<p>Mi consulto con il Cisky, mentre questi continuano le segnalazioni. Alla fine capiamo che è un peschereccio. Horca miseria&#8230; ci stanno segnalando che stiamo andando sulle reti&#8230; quelle luci non erano i fari ma due mede scintillanti all&#8217;inizio e alla fine di queste reti chilometriche! viraaaaaaa&#8230;.</p>
<p>Cambiamo rotta per aggirararli. Ovviamente non manco di contattarli via radio, appellandoli con messaggi del tipo: &#8220;peschereccio al largo di Amantea, peschereccio al largo di Amantea, peschereccio al largo di Amantea, (ripetuto tre volte come da regole di comunicazione radio!!!), qui imbarcazione MareLuna. &#8221; Alla fine rispondono e mi danno conferma che erano proprio le reti. Anzi, ci avvisano che più a sud avremmo incrociato un altro peschereccio della flotta e quindi di continuare a fare attenzione.</p>
<p>Aggirato l&#8217;ostacolo ci rimettiamo in rotta. Pian piano si fa giorno. Il tempo di fare colazione e avvistiamo la nostra meta. Sono le nove del mattino e Capo Suvero è davanti a noi. Abbiamo guadagnato diverse ore sul tempo di navigazione stimato. Neanche le dieci ed ecco il porto di Vibo. Ci siamo, siamo arrivati!!!</p>
<p>Voi cosa avreste fatto in questa situazione (40 ore di navigazione con appena qualche ora di sonno)??? Beh&#8230; noi abbiamo issato le vele ci siamo messi a tirare qualche bordo sportivo per un altro paio d&#8217;ore&#8230; poi abbiamo deciso che valeva la pena fare un bagnetto (sempre a diverse miglia dalla costa) e infine ci siamo diretti al porto per fare carburante e attraccare in banchina.</p>
<p>Alle ore 13:00 &#8211; dopo 45 ore di navigazione ininterrotte &#8211; eccoci arrivati: siamo a Vibo Marina, finalmente un porto degno di questo nome&#8230; ma a questo dedicherò il prossimo post!</p>
<p>Stay tuned!</p>
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		<title>questo blog va in crociera!</title>
		<link>http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/08/01/questo-blog-va-in-crociera/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 07:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[Per non un po&#8217; non ci sentiremo. Fra poche ore partiamo. Destinazione: Isole Eolie. Ci aspettano intanto 250 miglia di navigazione per arrivare fino a laggiù. Ma poi per qualche settimana ci godremo finalmente la barca con amici e parenti.
Ci rivediamo in queste acque fra qualche settimana!
Aloha
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Per non un po&#8217; non ci sentiremo. Fra poche ore partiamo. Destinazione: Isole Eolie. Ci aspettano intanto 250 miglia di navigazione per arrivare fino a laggiù. Ma poi per qualche settimana ci godremo finalmente la barca con amici e parenti.</p>
<p>Ci rivediamo in queste acque fra qualche settimana!</p>
<p>Aloha</p>
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		<title>voglio un vhf</title>
		<link>http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/07/27/voglio-un-vhf/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Jul 2008 07:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 27 luglio
Ormai ci siamo quasi. Il prossimo venerdì MareLuna salpa per la sua destinazione più lontana: le isole Eolie. Stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli, ad esempio chi la porta giù (Zipper, io, il Cisky e uno sconosciuto contattato tramite annunci quando &#8211; un paio di giorni fa &#8211; sembrava che fossimo solo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=skazzaelasca.wordpress.com&blog=1982278&post=158&subd=skazzaelasca&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Domenica 27 luglio</strong></p>
<p>Ormai ci siamo quasi. Il prossimo venerdì MareLuna salpa per la sua destinazione più lontana: le isole Eolie. Stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli, ad esempio chi la porta giù (Zipper, io, il Cisky e uno sconosciuto contattato tramite annunci quando &#8211; un paio di giorni fa &#8211; sembrava che fossimo solo in due!), dove fare boa per rifornimento carburante (Procida o Marina di Camerota?), base a Tropea o a Vibo (siamo in lista d&#8217;attesa)&#8230; e altre simili questioni.</p>
<p>Nel frattempo oggi vado a fare shopping! Vado al Porto di Roma a Ostia per vedere se riesco a trovare un paio di carte nautiche (Tirreno meridionale scala 1: 1.000.000) e non so se vale la pena di comprare anche delle carte a scala minore per i previsti approdi (Eolie naturalmente, Costa cilentana e campana).</p>
<p>Ma la cosa che mi preme di più di trovare é un VHF portatile. Ho provato sulla mia pelle quanto siano difficoltose e complicate le comunicazioni quando sei giù al tavolo da carteggio e devi fare da tramite tra Capitaneria o torre di controllo e timoniere.</p>
<p>Ho visto che esistono numerosissimi modelli con un range di prezzi che varia tra i 250 eur e gli 80 eur.</p>
<p>Ora, visto che insomma un VHF deve avere non più di un paio di caratteristiche e funzioni (potenza del segnale, tasto veloce per il canale 16, impermeabilità, ricarica tramite la 12 volt) mi chiedo a cosa sia dovuta questa grande varietà di prezzi e se valga la pena spendere sopra i 100 eur.</p>
<p>Mah! se c&#8217;è un vero esperto, attendo consigli!</p>
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	</item>
		<item>
		<title>il felice porto del Circeo</title>
		<link>http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/07/25/il-felice-porto-del-circeo/</link>
		<comments>http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/07/25/il-felice-porto-del-circeo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 17:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 18 luglio
Archiviato il rientro dall&#8217;Argentario, ecco che mi capita di riprendere il mare. L&#8217;occasione è una gita organizzata da Zipper a Ponza con un gruppo di amici. Però, visto che le 60 miglia di trasferimento sono un godimento solo per i veri amanti della vela, decidiamo di agevolarli imbarcandoli al Circeo.
Come si usa tra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=skazzaelasca.wordpress.com&blog=1982278&post=151&subd=skazzaelasca&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Venerdì 18 luglio</strong></p>
<p>Archiviato il rientro dall&#8217;Argentario, ecco che mi capita di riprendere il mare. L&#8217;occasione è una gita organizzata da Zipper a Ponza con un gruppo di amici. Però, visto che le 60 miglia di trasferimento sono un godimento solo per i veri amanti della vela, decidiamo di agevolarli imbarcandoli al Circeo.</p>
<p>Come si usa tra amici, diamo tutti una mano al nostro Zipper. In particolare mi offro come secondo per portare la barca al Circeo insieme all&#8217;augusto comandante.</p>
<p>Molliamo gli ormeggi ufficialmente alle 14:30 con una brezza tesa che ci sospinge al traverso sulla nostra rotta (Fiumicino &#8211; Circeo 55 miglia circa, prua per 128°). Tutto procede magnificamente (non l&#8217;avreste detto, eh <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  . C&#8217;è un po&#8217; di onda che via via si spiana. Prestiamo attenzione scapolando Anzio (ci sono allevamenti di pescicultura non segnalati sullecarte e qualche secca innocua da cui però preferisco tenermi lontana). Sistemiamo provvisoriamente il vang (ci salta un grillo e naturalmente ci manca quello della dimensione giusta).</p>
<p>Via via che ci avviciniamo al Circeo &#8211; montagna ingannatrice come la maga da cui prende il nome, ti sembra vicinissima e invece il GPS te la da sempre a 16 miglia! &#8211; il vento ci si distende da WNW facendoci assumere una bella andatura portante. E intanto si fa sera mentre lentamente arriviamo alla nostra destinazione, il porto di San Felice Circeo.</p>
<p>Ve lo descrivo così come lo descrive il portolano:</p>
<div id="attachment_152" class="wp-caption alignleft" style="width: 138px"><a href="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/sanfelicecirceo.png"><img class="size-thumbnail wp-image-152" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/sanfelicecirceo.png?w=128&#038;h=74" alt="Il porto di San Felice Circeo" width="128" height="74" /></a><p class="wp-caption-text">Il porto di San Felice Circeo</p></div>
<p>Il porticciolo di San Felice Circeo è protetto da un molo di sopraflutto a scogliera e da un molo di sottoflutto di 215 m banchinato interamente dotato di colonne da ormeggio. Nella parte a ponente vi sono dei pontiletti per l&#8217;ormeggio delle imbarcazioni da diporto.<br />
<strong>Pericoli: </strong>porre attenzione a una <strong>vasta secca sabbiosa</strong> che si estende davanti l&#8217;imboccatura del porto; attenzione con mare proveniente da S &#8211; SE.<br />
<strong>Orario di accesso: </strong>continuo.<br />
<strong>Accesso: </strong>mantenere le boe arancioni sulla sinistra le quali delimitano il canale di accesso di circa 500 m con profondità di 3 m.<br />
<strong>Fondo marino: </strong>sabbioso.<strong> Fondali: </strong>in banchina da 0,80 a 4,50 m.<strong> Radio: </strong>Vhf canale 09 (h. 24 &#8211; Cooperativa Circeo I°).</p>
<p>Naturalmente non perdo la buona abitudine di chiamare sul VHF&#8230; ma col cavolo che mi risponde qualcuno! Sulla base delle indicazioni per tenerci alla larga dalla &#8220;vasta secca sabbiosa&#8221; (1 metro di profondità!) decidiamo &#8211; arrivando NW &#8211; di seguire il molo di sopraflutto fino a raggiungere la mediana del canale di accesso sul waypoint indicato dal portolano.</p>
<p>Non l&#8217;avessimo mai fatto. Appena facciamo per immetterci, senza neanche un minimo di preavviso, ci piantiamo. Per fortuna dolcemente, dal momento che l&#8217;andatura era al minimo, ma è stata necessaria una bella botta di retro per uscire.</p>
<p>Da qui comincia una odissea. Individuiamo nel buio della notte un paio di boe arancioni del canale di accesso (ovviamente non illuminato) e con estrema lentezza le raggiungiamo. O almeno ci proviamo! La profondità è al limite per il nostro pescaggio e ce la mettiamo tutta per raggiungere le boe dal lato giusto, tendendo conto della &#8220;vasta secca sabbiosa&#8221;. La scena è: l&#8217;augusto che si avvicina di retro al minimo, pronto a dare marcia avanti per sfuggire alla secca, e io incollata agli strumenti che ripeto la profondità man mano che ci sono variazioni, con la voce che diventa sempre più stridula mentre scendiamo inesorabilmente sotto i 3 metri.</p>
<p>Alla fine imbocchiamo il canale con le boe sulla sinistra. Ma facciamo pochi metri che di nuovo ci piantiamo. Riproviamo, mentre dal molo di sottoflutto qualcuno ci lampeggia con un faro portatile, con l&#8217;ottimo risultato di &#8220;allumarci&#8221; e farci perdere la vista delle boe così faticosamente conquistata.</p>
<p>Riproviamo ancora una volta, un po&#8217; più discosti dalla boe ma stesso risultato. Facciamo un nuovo tentativo e poi un terzo o forse un quarto quando dalla banchina qualcuno di urla di scappare via di là.</p>
<p>Siamo pronti a dare forfait e invitare i gentili ospiti a venire su in tender, a nuoto, col canotto o comunque preferiscano &#8230; quando finalmente dalla banchina ci danno man forte. Sono il Cisky e Zipper (arrivati là in macchina) che hanno capito la situazione e al telefono ci dicono di sintonizzarci sul canale 10 dove qualcuno ci avrebbe dato assistenza e guidato a vista.</p>
<p>Ecco come si sono svolte più o meno le comunicazioni:</p>
<p>- <em>Imbarcazione Mareluna Imbarcazione Mareluna Imbarcazione Mareluna a torre di controllo.</em></p>
<p>- Sì Mareluna vi ricevo forte e chiaro. Ora seguite le mie indicazioni</p>
<p>- <em>Torre di controllo, ma siete sicuri che entriamo? Abbiamo un pescaggio di 2,30 metri e ci siamo già insabbiati ad ogni tentativo, non ce la facciamo proprio&#8230;</em></p>
<p>- Stai tranquillo Mareluna. In tutto il porto la profondità è di 2,40 metri, al massimo strusciate un poco ma tanto è sabbia. Ora segui le mie indicazioni e riportale al timoniere: accostate quando ve lo dico io. <strong>Vi seguo a vista</strong>.</p>
<p>- <em>Bene. Siamo pronti.</em></p>
<p>Da qui seguono una serie di indicazioni del tipo accosta a dritta, tieniti sulle boe verdi (le boe verdi!!! e chi cazz* le aveva viste!), stai il più vicino possibile alla riva, tieniti accostato al molo, procedi vicino vicino agli scogli e così via&#8230;</p>
<p>La scena è: l&#8217;augusto al comando che sente in stereo le indicazioni che io gli ripeto affacciata al pozzetto e quelle che il Cisky gli ripete al cellulare (per fortuna indicazioni consonanti). Io attaccata al VHF a metà della scaletta in modo da poter sentire e ripetere i comandi. Sulla banchina una ammuina di gente (ma che acciderbolina fa la gente su una banchina alle 11 e passa di sera????) che si gusta lo spettacolo.</p>
<p>Insomma, tra un accidenti e l&#8217;altro alla fine entriamo. Ringrazio al VHF &#8220;Grazie torre di controllo per la preziosa assistenza&#8221; e ci ormeggiamo dal benzinaio (sempre con qualche problema di strusciamento sul fondo&#8230; e per fortuna che c&#8217;è l&#8217;alta marea!).</p>
<p>Salto a terra e chiedo al Cisky come aveva fatto a raggiungere la torre di controllo e a dirgli che eravamo in ambasce all&#8217;ingresso. Il Cisky mi restituisce <strong>uno sguardo a triplice punto interrogativo.</strong> Torre di controllo? ma quale torre di controllo! Al VHF era un tipo (evidentemente l&#8217; &#8220;esperto locale&#8221;  citato dal portolano per ogni porto <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  che stava sulla banchina e che, in possesso di VHF portatile stava provando da un pezzo a chiamarci sul 16 per aiutarci, traendone la conclusione che fossimo stranieri, visto che non rispondevamo! Ora che ci  penso, mi sembra che ci abbia urlato &#8220;andate via&#8230; go away&#8221; !!!</p>
<p>Insomma, mentre davo il meglio della mia professionalità al VHF, convinta di parlare con la torre di controllo, ero in comunicazione con il classico &#8220;primo che capita&#8221; !</p>
<p>Beh, devo dire che però conosceva alla perfezione la via di ingresso. Senza il provvidenziale radioamatore probabilmente ci trovavate ancora là a tentare di doppiare in qualche modo l&#8217;infernale sistema di secche che ti accoglie al porto di San Felice Circeo.</p>
<p>A proposito, della &#8220;vasta secca sabbiosa&#8221; di fronte all&#8217;imboccatura non v&#8217;è traccia là dove è riportata dal portolano (o è stata dragata o si è naturalmente spostata). E anche il canale di accesso è direzionato in tutt&#8217;altro verso rispetto a quello che vedete nella mappa (in pratica copia il molo di sottoflutto).</p>
<p>Come dire, se neanche il portolano ti assiste, puoi solo contare sui casuali frequentatori notturni di banchine e darsene portuali!</p>
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			<media:title type="html">Il porto di San Felice Circeo</media:title>
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		<title>quando l&#8217;ancora ti lascia</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 17:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 20 luglio
E&#8217; ufficiale: la nostra ancora è da cambiare. Anche Zipper a Ponza (con molto meno di 25 nodi di scirocco) ha provato sulla sua pelle che la Bruce da 10 kg di cui è equipaggiata la barca si rifiuta categoricamente di fare presa su fondo di alghe! Non ne vuole proprio sapere di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=skazzaelasca.wordpress.com&blog=1982278&post=149&subd=skazzaelasca&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Domenica 20 luglio</strong></p>
<p>E&#8217; ufficiale: la nostra ancora è da cambiare. Anche Zipper a Ponza (con molto meno di 25 nodi di scirocco) ha provato sulla sua pelle che la Bruce da 10 kg di cui è equipaggiata la barca si rifiuta categoricamente di fare presa su fondo di alghe! Non ne vuole proprio sapere di agguantare: ara, semina e raccoglie chili e chili di poseidonia (o qualcunque altra cosa verdastra ricopra i fondali).</p>
<p>Non solo, ma sulla via del ritorno da Ponza, pronunciato il fatidico &#8220;salpate l&#8217;ancora&#8221;, essa disobbediva al comando rimanendo comodamente adagiata sul fondo. A dieci metri di profondità! Il dado che tiene il diamante alla catena pare si sia svitato&#8230; forse le vibrazioni, forse un autodafé&#8230;</p>
<p>Comunque sia, racconta Zipper che è riuscito a recuperarla grazie all&#8217;aiuto del gentilissimo armatore di uno yacht, grande il doppio della nostra Mareluna, battente bandiera maltese&#8230; ma timonato da un tipo di nome Giacomo (che con tutta probabilità ha natali al Tufello, ma non per questo meno gentile).</p>
<p>Insomma manovrando con due ancorotti, la nostra Bruce è stata riportata su. Ma ora stiamo vagliando l&#8217;acquisto di una nuova ancora. Il sogno proibito è una CQR da 16 kg (750 Euri&#8230;). La sufficienza può essere raggiunta con una Delta da 10 kg (spesa intorno ai 150/170 Eur). Il compromesso potrebbe essere una Delta da 16 kg che non dovrebbe fare male più di tanto al portafoglio, diciamo intorno ai 250 Eur.</p>
<p>Veri marinai, esperti armatori, voi cosa consigliate?</p>
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		<title>il mio primo mare. forza 5</title>
		<link>http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/07/20/il-mio-primo-mare-forza-5/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 07:08:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 11 &#8211; lunedì 14 luglio
La decisione. Come è stata la vostra prima volta? Intendo la prima volta in cui, ormai felicemente patentati e con qualche miglio sulle spalle, avete deciso di lasciare gli ormeggi da soli. Immagino che in genere la prima uscita sia quella davanti al porto, giusto il tempo di uscire, issare vele [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=skazzaelasca.wordpress.com&blog=1982278&post=128&subd=skazzaelasca&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Venerdì 11 &#8211; lunedì 14 luglio</strong></p>
<p><strong>La decisione. </strong>Come è stata la vostra prima volta? Intendo la prima volta in cui, ormai felicemente patentati e con qualche miglio sulle spalle, avete deciso di lasciare gli ormeggi da soli. Immagino che in genere la prima uscita sia quella davanti al porto, giusto il tempo di uscire, issare vele e tirare un paio di bordi per poi rientrare, con ancora un po&#8217; di magone, felici e trionfanti al proprio posto barca.</p>
<p>Il Cisky ed io, per la nostra prima uscita da soli, senza assistenza esperta, decidiamo di andarcene all&#8217;Argentario, imbarcare lì un paio di amici, fare una puntatina al Giglio e tornarcene in porto a Fiumicino. Totale: 120 miglia e passa di navigazione.</p>
<p>Tutto è pronto. Venerdì ci vediamo in banchina subito dopo il lavoro, il tempo di fare cambusa, dare una lavata al ponte e via, alle 19:30 molliamo gli ormeggi. Da soli. Per la prima volta.</p>
<p><strong>La notturna</strong></p>
<div id="attachment_130" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><a href="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/immag023.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-130" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/immag023.jpg?w=120&#038;h=96" alt="di notte navigando verso l'Argentario" width="120" height="96" /></a><p class="wp-caption-text">di notte navigando verso l&#39;Argentario</p></div>
<p>Ci aspetta una bella notturna, di quelle ideali, senza vento e senza mare. Impostiamo il GPS, il pilota automatico, i turni e la notte scorre via tranquilla. Ogni tanto si alza una lieve brezza di terra, la randa porta e si può srollare anche il genoa.</p>
<p>Tutto procede. Ci impegnamo a fare il punto nave ogni ora (la navigazione costiera ha le sue insidie), e &#8211; addirittura &#8211; da Capo Linaro lo riportiamo anche sulla carta (ehm&#8230; abbiamo la carta nautica solo da Civitavecchia all&#8217;Argentario&#8230;).</p>
<p>Alle 5 è giorno fatto e l&#8217;Argentario si fa sempre più vicino. Si alza una bella brezza che si stende sui 12 nodi. Spengo motore e tiro a vela fino a Cala Galera. Alle 6, fiduciosa come solo che non è mai stato per mare può esserlo, chiamo il Marina di Cala Galera sul canale di servizio indicato nel portolano. Dice anche &#8220;Accesso continuo e assistenza h24&#8243;. Mah! sarà&#8230; ma al VHF non mi risponde nessuno.</p>
<p>Non importa. I nostri amici saranno lì non prima delle 9, anche 9.30. Diamo ancora davanti al marina. Il fondo è di quelli tranquilli, solo sabbia, niente rocce e niente alghe. E&#8217; calato anche il vento. E così il mio primo ancoraggio in solitaria va a buon fine. L&#8217;ancora prende&#8230; al primo tentativo!</p>
<p>Riposiamo un po&#8217;, mettiamo le life line (i nostri amici hanno due bambini e la prudenza non è mai troppa), ci prepariamo un thè e aspettiamo che qualcuno si svegli a Cala Galera.</p>
<p>La cosa avviene per le 8 circa. Chiediamo un posto in transito per un paio d&#8217;ore, giusto il tempo si aspettare i nostri amici e imbarcarli ma, ovviamente, la risposta d&#8217;ordinanza è: siamo pieni. Inizia una serrata fase negoziale in cui riusciamo a strappare un ormeggio in banchina per quella ventina di minuti necessari a far salire i nostri passeggeri. Entriamo nel marina, piccoli piccoli con il nostro X 37, mentre cominciano ad uscire cose enormi, in genere a motore a tre piani con attico! Imbarchiamo la famiglia e dirigiamo subito verso il Giglio.</p>
<p><strong>Rotta verso il Giglio</strong></p>
<div id="attachment_132" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><a href="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/immag025.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-132" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/immag025.jpg?w=120&#038;h=96" alt="Lara al timone dopo dieci anni!" width="120" height="96" /></a><p class="wp-caption-text">Lara al timone dopo dieci anni!</p></div>
<p>La giornata promette bene. C&#8217;è una bella brezza che ci porta fino all&#8217;isola del Giglio in un paio d&#8217;ore. Cerchiamo subito &#8220;le cannelle&#8221; la caletta indicata anche dal giornale della vela come &#8220;ideale ancoraggio in rada&#8221;! Ma, accidenti, sarebbe quella??? Siamo davanti a una minuscola rada, di quelle che in due si sta stretti, con un fondale da 15 metri!!! misto roccia! e neanche del tutto riparata dal vento di SW che tirava. Decidiamo che non fa per noi e tiriamo dritti fino a Giglio porto. Qui riusciamo a strappare un ormeggio temporaneo di qualche ora. Giusto il tempo di fare un bel bagno, mangiare qualcosina, fare un giretto. L&#8217;acqua al Giglio è veramente notevole: cristallina, e color smeraldo. Fin qui è tutto perfetto, e ne approfittiamo per chiedere consigli su dove dirottare per la notte. L&#8217;indomani è atteso uno sciroccone di quelli cattivi. Ci conviene andare subito verso Porto S. Stefano e passare lì la notte in rada, al riparo dallo scirocco.</p>
<p>A Porto S. Stefano dirigiamo verso Pozzarello, una bella caletta  appena fuori dal paese che sembra riparata dai venti da sud. Il fondo è di alghe ma &#8211; incredibilmente &#8211; anche questo secondo ancoraggio sembra tenere alla grande! Possiamo cenare con tranquillità, fare quattro chiacchiere e finalmente a notte fatta, andare a dormire un po&#8217;. I nostri amici &#8211; che hanno rimesso piede in barca dopo dieci anni &#8211; sono leggermente ansiosi e saltuariamente si alzano per controllare l&#8217;ancoraggio. Verso le 3 di notte infatti ha cominciato a soffiare un po&#8217; di scirocco, che però, a parte un leggero brandeggio, per ora non sembra preoccupante.</p>
<p><strong>Lo scirocco. </strong>Al mattino la giornata è come da previsioni: cupa, ventosa, che minaccia pioggia. Prepariamo la colazione, sistemiamo le cuccette e, mentre cominciano a venire giù i primi goccioloni di pioggia&#8230; l&#8217;ancora si speda. Lo scirocco soffia già (nella parte riparata dell&#8217;Argentario!) a 25 nodi! In un secondo siamo tutti in pozzetto: io e Marco all&#8217;ancora, il Cisky al timone, Lara di supporto per qualsiasi evenienza. Salpiamo l&#8217;ancora che tira su una cosa mai vista, una specie di enorme treccione di radici di alghe! Certo che l&#8217;ancora teneva: era andata a incastrarsi in questa specie di gomena da nave dei pirati (avrà avuto uno spessore di 15 centimetri!) che però aveva ceduto di schianto sotto la botta di scirocco. Ritentiamo l&#8217;ancoraggio, una due, tre, quattro volte&#8230; ma non c&#8217;è niente da fare: la nostra Bruce non riesce a fare testa sulla fitta prateria di alghe del fondale.</p>
<p>Il tempo intanto peggiora, dirigiamo verso il porto mentre io mi attacco al VHF per trovare un ormeggio, almeno temporaneo. Ovviamente neanche a Porto S. Stefano c&#8217;è nulla da fare. Tutto pieno. Tutto prenotato&#8230; e se non ti tiene l&#8217;ancora o non te la senti di dare ancora in 15, 16 metri di fondale sotto lo scirocco sono problemi tuoi! Alla fine ormeggiamo abusivamente alla banchina comunale (porto vecchio). Facciamo sbarcare i nostri amici (che devono anche organizzarsi per andare a riprendere la macchina a Cala Galera) e continuiamo a telefonare a destra e a manca per un posto in transito.</p>
<div id="attachment_137" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><a href="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/immag0292.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-137" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/immag0292.jpg?w=120&#038;h=96" alt="In banchina" width="120" height="96" /></a><p class="wp-caption-text">In banchina</p></div>
<p>E&#8217; già pomeriggio inoltrato quando alla fine, grazie soprattutto all&#8217;appoggio a terra di Marco (che contrattava in puro stile levantino), troviamo un posto al Porto Domiziano. E&#8217; della Lega Navale, un posto barca attrezzato per i disabili (nella foto vedete l&#8217;argano che consente di far salire a bordo le persone con disabilità) che per quella domenica non è utilizzato. E&#8217; nostro fino alle 9 di domani!</p>
<p>Salvi! Siamo salvi e così rincuorati passiamo il resto della giornata. Il tempo di far mangiare i bambini e i nostri amici decidono di partire. Anche se il tempo sta migliorando, i bimbi sono un po&#8217; stanchi e comunque non si sarebbe tempo di un altro bagno!<br />
Il Cisky ed io, rimasti soli proviamo ad organizzarci per il rientro. Alle 19 lo scirocco cade del tutto, come da previsioni. Ma in compenso per l&#8217;indomani è previsto un W forza 5 in rotazione verso NW. Così dice il meteomar sul canale 68. Non mi fido più di tanto e da un Internet point controllo le carte su LAMMA. Oh mio dio! la situazione è preoccupante: dappertutto nel mediterrano occidentale sono in atto violente burrasche, a ovest di Corsica e Sardegna è tutto un W F8 che sicuramente porta onda anche sul Tirreno, in particolare dalle bocche di Bonifacio. Le carte confermano questa ipotesi. Faccio un po&#8217; di calcoli sulla base dell&#8217;evoluzione prevista di vento e onda mi sembra che la finestra migliore per partire (considerando che nove ore di navigazione per rientrare ci vogliono tutte) sia verso le 4 del mattino, in modo da precedere, seppur di poco, il forza 5 atteso sotto Civitavecchia.</p>
<p><strong>L&#8217;attesa. </strong>La sveglia è puntata alle 3:30. Ma io non dormo. A mezzanotte si è levato un vento deciso da N che fa brandeggiare violentemente la barca. Alle 2 sono in piedi per sentire il bollettino sul 68 , sperando in un miracoloso cambio delle previsioni. Alle 3 sono in giro sulle banchine a osservare i movimenti del porto: una barca straniera &#8211; marito al timone e moglie alle manovre &#8211; si è ormeggiata in banchina incurante delle proteste del guardiano. Più in là un Jeanneau attracca alla banchina del benzinaio. Nelle voci e negli sguardi c&#8217;è fatica, stanchezza e preoccupazione. Si vede che è gente che viene dal Mar Ligure, probabimente hanno preso in pieno il forza 7 in atto da quelle parti e ormai sono allo stremo delle forze.</p>
<p>Alle 3:30 si sveglia anche il Cisky: il vento non ha mollato. Meglio attendere che sia giorno fatto. Io non me la sento di affrontare un mare dove non so che vento soffia, di notte.</p>
<p><strong>Il rientro</strong></p>
<div id="attachment_139" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><a href="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/immag033.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-139" src="http://skazzaelasca.files.wordpress.com/2008/07/immag033.jpg?w=120&#038;h=96" alt="Alle spalle l'Argentario" width="120" height="96" /></a><p class="wp-caption-text">Alle spalle l&#39;Argentario</p></div>
<p>Alle 6 il sole irradia ottimismo. Molliamo gli ormeggi e fiduciosi prendiamo la via del ritorno.<br />
Appena lasciato l&#8217;Argentario troviamo onda lunga. Dapprima un paio di metri di onda su cui surfiamo con grande nonchalance, che via via aumenta. Al traverso di Montalto di Castro abbiamo tre metri di onda lunga. A Civitavecchia soffia anche il vento. Che rinforza progressivamente. A Capo Linaro siamo sui 17 &#8211; 20 nodi con quasi 4 metri di onda. Che ora comincia ad essere onda da mare vivo.</p>
<p>Il Forza 5 è arrivato. Ma non da W come dichiarato sul bollettino, bensì da SW. E&#8217; libeccio. Una bella libecciata che va a montare (invece di stendere come avrebbe fatto un WNW) le onde dello scirocco di domenica. Dietro di noi, a poppa, si innalzano montagne d&#8217;acqua che se poco poco ti fermi a guardarle ti prende un magone da paura. Ma la barca tiene il mare splendidamente, nonostante i timonieri! Al timone continuiamo ad alternarci il Cisky ed io.Ma ancora per poco, so che appena il vento o il mare rinforzeranno un altro po&#8217; per me sarà impossibile tenere Mareluna.<br />
A Capo Linaro siamo pericolosalmente scesi di rotta. Il Cisky si è fatto ammaliare dalla falsa sicurezza del ridosso verso terra. Qui è una zona di secche assassine che si spingono anche diverse miglia al largo. Forse in momenti di calma non sono pericolose, ma con 4 metri d&#8217;onda possono essere fatali per la nostra barca. Riprendo il largo quanto più velocemente possibile.<br />
Fuori il vento continua a montare. Ormai dobbiamo ridurre il fiocco. Lasciarne un fazzoletto, una tormentina giusto per stabilizzare. Il rollafiocco decide di incattivarsi irrimediabilmente proprio in questa occasione. Bisogna andare a prua. Il Cisky si fionda mentre io urlo al vento di indossare il giubbino salvagente e agganciarsi alla life-line. Niente da fare non mi sente. Fa avanti e indietro nel tentativo di sistemare il rollafiocco ma non c&#8217;è nulla da fare. Si può soltanto ammainare. Da solo, con vento e mare che non vi dico, il Cisky ammaina il genoa, un genova al 130% in pesantissimo dacron che in genere ammainiamo in 3 persone, facendo pure fatica.</p>
<p>Torna in pozzetto stremato (ma fortunatamente torna!) ma deve riprendere il timone. Ormai ci stiamo avvicinando a Fiumicino e le condizioni meteo sono critiche. Non so se si può entrare nel porto-canale. Mi attacco al VHF, tanto per cambiare. Alla fine sul 16 mi risponde la Capitaneria con queste rassicuranti parole: in porto si può entrare, a nostro rischio e pericolo. Comincio a chiedere assistenza per il rientro, ma la risposta è che mi conviene ridossare a Civitavecchia, l&#8217;unico porto nel Lazio dove si entra anche con venti dai quadranti meridionali.</p>
<p>Vi lascio immaginare lo sconforto. Siamo prossimi a casa. Vediamo i fanali dell&#8217;imboccatura e ci dicono di tornare su a Civitavecchia, che in condizioni normali sono 4-5 ore, con quel mare non meno di 8. E comunque, dopo 12 ore al timone siamo ormai allo stremo delle forze.<br />
Chiamo l&#8217;augusto per un consiglio ed un conforto (sono sempre sotto tra cellulare e VHF). Mi dice di fare moltissima attenzione, l&#8217;entrata è pericolosa per il frangente che può traversare la barca e mandarla a scogli contro i frangiflutti, ma non dovrebbe esserci barra. La cuginetta IsolaGrande era rientrata un paio d&#8217;ore prima (con nostro grande sollievo, visto che l&#8217;avevamo sentita chiamare dalla capitaneria per VHF qualche ora prima). Insomma, ricevuti i consigli riemergo in pozzetto.<br />
Giusto il tempo di riferire al Cisky l&#8217;informazione critica: &#8220;fare attenzione al frangente&#8221; che questo si materializza davanti ai miei occhi. E subito dopo sulla nostra barca.</p>
<p>Segue una fase piuttosto concitata. Non appena mi è possibile mi riattacco al VHF sul 16, in contatto radio con la Capitaneria a cui chiedo disperatamente assistenza per entrare. Le comunicazioni sono nel frattempo concitate e confuse. In contemporanea la Capitaneria sta gestendo un&#8217;altra richiesta di assistenza, per cui facciamo tutti una grande confusione con le informazioni date/richieste. Mandano comunque una motovedetta che però non può fare altro che rassicurare con la sua presenza. Ci staziona intorno per un paio di minuti e dopo si dirige verso il largo dove presumibilmente c&#8217;è l&#8217;altra imbarcazione in difficoltà.</p>
<p><strong>L&#8217;epilogo. </strong>Alla fine, il Cisky decide (il tutto per tutto). Raccoglie le ultime forze. Sceglie il momento e imbocca deciso il canale. Siamo dentro, ma non ancora fuori pericolo! All&#8217;imboccatura del canale si scontra infatti il mare, montato dallo scirocco prima e dal libeccio poi, che vuole entrare, e la portata del canale (un braccio artificiale del Tevere) che vuole uscire. Il classico scontro fra titani. E noi in mezzo.<br />
Sulle banchine la gente ammucchiata ci segue con apprensione. Sono tutti in silenzio. Con il fiato sospeso. Avanziamo lentissimamente resistendo agli opposti flutti, siamo sempre più dentro il canale, 100 metri, 200 metri, 300 metri. Scoppia l&#8217;applauso. Da un traghetto ormeggiato ci salutano con il segno della vittoria (evidentemente i marinai avevano seguito tutto da VHF). Il nostro Zipper che si era precipitato a darci una mano scatta verso la darsena per aiutarci nell&#8217;ormeggio. In banchina ci aspetta anche l&#8217;augusto.<br />
E&#8217; finita. E&#8217; davvero finita. Ed è finita bene. Il mio primo mare forza 5 si conclude qui. Con un aperitivo al bar.</p>
<p><strong>Le lezioni apprese</strong></p>
<p>Direi che l&#8217;esperienza è stata grandemente istruttiva. Ho appreso un sacco di lezioni. Ecco le principali:</p>
<p>1) navigare sempre con le carte. Il GPS non è la stessa cosa. La rotta va studiata prima perché ci possono essere mille piccole insidie lungocosta che sul GPS non vedi immediatamente.</p>
<p>2) all&#8217;ancora si fanno i turni. A meno che non ci sia completa calma di vento, è sempre bene controllare la tenuta dell&#8217;ormeggio.</p>
<p>3) in Italia non esistono &#8220;posti in transito&#8221; per chi naviga davvero (sono sempre prenotati con mesi di anticipo e quindi non sono posti in transito e quindi non ci sono per chi ne ha davvero necessità)</p>
<p>4) in mare sei da solo. Ci sono situazioni in cui nessuno a parte te stesso ti può aiutare.</p>
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			<media:title type="html">troppitrippi</media:title>
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			<media:title type="html">di notte navigando verso l'Argentario</media:title>
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			<media:title type="html">Lara al timone dopo dieci anni!</media:title>
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			<media:title type="html">In banchina</media:title>
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			<media:title type="html">Alle spalle l'Argentario</media:title>
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		<title>delfini ad Anzio</title>
		<link>http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/07/10/delfini-ad-anzio/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 12:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[Il segnale è di quelli positivi: i delfini frequentano anche le acque laziali che chissà, forse sono meno inquinate e fetenti di quanto generalmente si pensi. Il felice incontro è stato filmato dal nostro Zipper che qualche week end fa con Mareluna ha fatto rotta verso Ponza.
Al rientro verso Fiumicino, ecco il &#8220;delfino curioso&#8221; che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=skazzaelasca.wordpress.com&blog=1982278&post=126&subd=skazzaelasca&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il segnale è di quelli positivi: i delfini frequentano anche le acque laziali che chissà, forse sono meno inquinate e fetenti di quanto generalmente si pensi. Il felice incontro è stato filmato dal nostro Zipper che qualche week end fa con Mareluna ha fatto rotta verso Ponza.</p>
<p>Al rientro verso Fiumicino, ecco il &#8220;delfino curioso&#8221; che si è messo a giocare sotto la prua:</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/07/10/delfini-ad-anzio/"><img src="http://img.youtube.com/vi/52MzNuuXG9Y/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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			<media:title type="html">troppitrippi</media:title>
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		<title>rollafiocco e altre facili manutenzioni</title>
		<link>http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/06/17/rollafiocco-e-altre-facili-manutenzioni/</link>
		<comments>http://skazzaelasca.wordpress.com/2008/06/17/rollafiocco-e-altre-facili-manutenzioni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 18:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>troppitrippi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cruising]]></category>

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		<description><![CDATA[In barca vige la &#8220;legge del maiale&#8221;. E cioè non si butta via niente! Una drizza lisa acquista nuova vita come cima da ormeggio. Cimini e cimette diventano stroppetti-buoni-per-ogni-evenienza almeno finchè conservano la dimensione minima che è quella sufficiente a farci una gassa più una decina di centimetri!
La barca è sicuramente costosa: costa comprarla, costa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=skazzaelasca.wordpress.com&blog=1982278&post=120&subd=skazzaelasca&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>In barca vige la &#8220;legge del maiale&#8221;. E cioè non si butta via niente! Una drizza lisa acquista nuova vita come cima da ormeggio. Cimini e cimette diventano stroppetti-buoni-per-ogni-evenienza almeno finchè conservano la dimensione minima che è quella sufficiente a farci una gassa più una decina di centimetri!</p>
<p>La barca è sicuramente costosa: costa comprarla, costa mantenerla e costa manutenerla. Ma in un certo senso avere una barca ci riporta ad un più naturale rapporto con le cose. Un rapporto funzionale che tende ad allungare il ciclo di vita delle cose. Insomma, un rimedio contro il consumismo e il mi-conviene-comprarlo- nuovo-piuttosto-che-ripararlo.</p>
<p>Soprattutto in questo periodo mi piace andare in darsena ad osservare &#8220;gli armatori&#8221; impegnati in tutta una serie di manutenzioni fai da te e pronti a dispensare consigli di ogni sorta, come si usa tra gente di mare! Anche noi non siamo da meno (sul fai da te, non sui consigli!), anche se ci manca l&#8217;esperienza da armatore vero, e quindi questo fine settimana siamo andati in barca con due obiettivi: rabbocco olio motore e controllo del rollafiocco.</p>
<p>Il primo lo abbiamo miseramente fallito: aperto il motore da tutti e tre i vani di accesso ci siamo ritrovati davanti a tre tappi, tutti uguali e tutti con scritto &#8220;oil&#8221; ! E ad occhio visto che l&#8217;olio motore non è lo stesso olio che serve per l&#8217;inverter, magari è meglio non mischiarli! Aspetteremo-il-meccanico &#8230;</p>
<p>Anche il secondo obiettivo si è rivelato ostico. La nostra barca ha il tamburo del rollafiocco (che credo sia un ProFurl) sotto il piano di coperta, in pratica dentro il gavone dell&#8217;ancora. Il problema che abbiamo notato in crociera (in regata ovviamente non usiamo il rollafiocco) è che non si rolla, ha difficoltà ad avvolgere la vela azionando soltanto la sua scottina. Occorre che qualcuno vada a prua ad aiutare manualmente l&#8217;avvolgimento, il che se hai vento, mare ed equipaggio poco esperto può essere problematico!</p>
<p>Ora, da profani abbiamo avanzato due ipotesi: la prima è che essendo la sua posizione infelice, magari la scotta non arriva con l&#8217;angolo di 90° che invece dovrebbe avere per addugliarsi correttamente sul tamburo. E questo in parte è vero, nel senso che si forma una &#8220;mappazza&#8221; che impedisce la regolare rotazione del tamburo. La seconda è che questo dipenda (anche) dalla dimensione della scottina. Noi ne abbiamo una da 8mm&#8230; ma, appunto, per la legge del maiale, prima di sostituirla con una da 6mm dobbiamo essere certi che il problema sia anche questo!</p>
<p>Ma anche qui, da profani, abbiamo interpellato un esperto manutentore di rollafiocchi (che verrà a vedere dal vivo). L&#8217;esperto in effetti ha avallato queste due ipotesi e ne ha aggiunte un altro paio: una innocua&#8230; l&#8217;altra terrificante come prospettiva.</p>
<p>L&#8217;ipotesi &#8220;innocua&#8221; è che una ulteriore aggravante possa essere legata alla tensione della drizza del genoa: una drizza troppo tesa &#8220;sposta&#8221; la vela e il tamburo verso l&#8217;alto modificandone l&#8217;assetto, e comunque aumentando l&#8217;attrito.</p>
<p>L&#8217;ipotesi terroristica è che &#8220;il male si annidi dentro&#8221; ! e cioè che si possa essere verificato il temibile &#8220;strefolamento&#8221; dello strallo (aaarrrrrghhh !!!!) &#8230; non voglio neanche pensarci!!!</p>
<p>Cmq, se qualcuno ha consigli da dare alla nostra scombinata combriccola di quasi-armatori, sappiate che sono bene accetti!</p>
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