Pubblicato da: troppitrippi | dicembre 6, 2008

Fiumicino ’09: 3a regata

Domenica 23 novembre

l'infreddolito pozzetto

l'infreddolito pozzetto

Freddooooo! arriviamo in banchina con un gelo polare venuto giù  direttamente dall’Artico durante la notte.  Per fortuna le arie da NNE, che pure ci raggelano il sangue e ci assiderano le estremità, hanno steso le onde montate da libeccio e maestrale fino a ieri.

Le condizioni meteo (a parte il freddo) sono perfette! A dispetto delle previsioni che davano 5/6 nodi di vento, i nostri strumenti (redivivi!!!) rilevano una bella brezza tesa, di quelle che ti fanno divertire. Usciamo puntuali, ma questa volta non ci facciamo fregare dalla fretta: abbiamo fatto scorta di pizzette !

Eccoci sul campo. A prua si comincia subito a lavorare. Dopo un rapido consulto meteo decidiamo che s’ha da issare il genoa “buono”. E allora giù il genoa in dacron – pesantissimo – : ammaina, piega e porta giù (ricordo che il simpatico e gratificante ruolo di prodiere tocca alla sottoscritta!). E porta su il genoa buono: stendi, metti in chiaro l’inferitura e issa. Tutto ok! Bene, appena il tempo di ritemprarci (un paio di secondi) che dal pozzetto chiamano l’ammainata. E vai! tira giù, piega, assicura alle draglie. Che a dirlo così è un attimo… e anche a farlo è un attimo. Per giunta senza respirare, che noi a prua mica possiamo distrarci in altre attività!

Insomma, cominciamo a scaldarci senza ricorrere a una trinchetta di whisky (a proposito, scozzese, single malt, di Islay invecchiato 16 anni… 😀 ).  L’equipaggio è concentrato (secondo me in pozzetto sono soltanto congelati come il baccalà norvegese… però a vederli, con lo sguardo fisso in avanti, immoti e silenziosi, diresti che sono concentrati come un equipaggio di Coppa America). Siamo pronti alla partenza. NNE è il responso della prua al vento. 20 gradi è l’indicazione in barca comitato. Corrisponde. Questa volta hanno azzeccato l’allineamento.

Siamo sulla linea, su e giù tanto per tenerci in esercizio, con le orecchie tese a cogliere il segnale di tromba che annuncia l’issata del preparatorio. E già, dimenticavo di dire che i simpaticoni del Comitato non danno più gli annunci per radio ma solo i segnali sonori. Tutti pronti quindi. Una bella issata di genoa (la terza. E dobbiamo ancora partire…). Siamo ufficialmente  in regata. La partenza è concitata come sempre. Ci facciamo spazio e andiamo a cercare un tunnel dove infilarci per partire liberi e in tutta potenza.

Ci riusciamo quasi e il primo bordo di bolina ce lo giochiamo nella parte centrale del campo. Siamo posizionati discretamente. Teniamo sotto controllo uno dei nostri competitor diretti Monnalisa, con cui ci incrociamo, spesso noi davanti in questo bordo. In quelli successivi non sarà sempre così.

Arriviamo in lay. La barca viaggia sbandata al massimo e armare lo spi in queste condizioni non è la cosa più divertente che si possa fare in una domenica di novembre! Sono praticamente faccia all’acqua. Ma, anche se con qualche cautela in più e con il supporto morale e materiale di Zipper( thanks Zipper), va tutto ok. Le bugne sono incocciate e in chiaro, la drizza è incocciata, io simulo un amplesso con lo spi, nel senso che mi tocca abbracciarlo con grande trasporto per non farlo aprire sotto la sferza del vento!

Issaaaa! Lo spi sale. Scende il genoa. Pronti ad affrontare il bordo di poppa. Il solito daffare di cime da mettere in chiaro, genoa da passare sulle altre mura, scotte da sciogliere e riarmare. Arriviamo alla boa. Oh caz** il tangone sta tre metri sopra il cielo. Io mi elevo al metro e sessanta (centrimetro più, centrimetro meno)… come colmare la distanza siderale che mi separa dal moschettone per sparare lo spi??? Salgo sul pulpito, una mano allo strallo e l’altra al moschettone pronta a sparare al comando… sperando che arrivi subitooooooooo! Operazione riuscita prima di finire in acqua per qualche beccheggio di troppo. Fiiiuuui… è andata bene!

Giriamo sulla boa, il genoa è appena andato su ma – acc porc dannaz al cubo – la scotta è fuori dal passa cotte. Santa polenta, tocca prendere la scotta che non lavora, passarla e incocciarla mentre contestualmente sciogliamo quella incriminata per pssarla sull’altro bordo. Pericolo scampato. Ma non è finita qui. Per una serie di sfortunati eventi, quasi quasi ci perdiamo il Mrco in mare, fermato oltre che dall’istinto di sopravvivenza, anche dal candeliere (sostiene che questo non abbia inciso minimamente sulla sua virilità…). Se la cava cambiandosi d’abito. meglio così!

Noi di prua completiamo il bordo sotto coperta a ripassare lo spi. Io mi sono incautamente messa sul lato di sottovento, in pratica mezzo metro sotto il livello del mare! ripassare lo spi in queste condizioni mi sembra una impresa degna di una ascesa himalayana… Alla prima virata Odino mi da la spallata finale: scivolo sul mucchio di drizze che ho sotto i piedi, ma nonostante la posizione orizzontale mantengo saldamente le bugne dello spi in alto e in chiaro. Lo spi prima di ogni cosa.

Altro giro altra corsa siori… rieccoci in lay. Anche questa volta la manovra scorre senza intoppi. Il resto è ordinaria amministrazione. Ormai non ve lo ripeto neanche. Avete capito come sia la triste vita del prodiere: una frenetica routine e mille imprevisti possibili!

Siamo in boa, prossimi all’arrivo … a un pelo dalla lay. Ce la facciamo o non ce la facciamo? Noi di prua intanto abbiamo preparato tutto: passato il genoa sulle altre mura (per ora lo facciamo passare davanti al caricabasso senza smurarlo, ma così tocca sciogliere le scotte e incocciarle di nuovo dopo che è passato), messe in chiaro e preparate le scotte.

Siamo pronti all’ammainata tradizionale con il genoa che sale mure a sinistra. Insomma, ci siamo già fatti il solito mazzo che l’augusto ci chiama la “strana”, ovvero una sorta di mezza africana. Ripassiamo velocemente il genoa sulle altre mura (un altro mazzo al cubo) pronto a salire mure a dritta, issiamo, spariamo spi. A questo punto occorre far scendere immediatamente il tangone e portare il caricalto all’albero. In pratica andiamo a virare sulla boa.

E’ un secondo: mentre Zipper (il due) sta recuperando lo spi, lo scottista ora libero mi aiuta a tirare giù il tangone. Solo che nella fretta lo sgancia dalla trozza. Fantastico! mi ritrovo con il tangone libero in coperta (non c’è né il tempo né il modo di agganciarlo nel suo alloggiamento). Lo placco con un ginocchio mentre mi fiondo all’albero con il caricalto in mano. I successivi minuti (uno, due, un’eternità) li passerò spalmata in questo modo…!

Beh, insomma. Regata niente male. Divertente. Movimentata quel tanto che basta per non morire assiderati. Ma (accidenti accidentaccio) non riusciamo a schiodarci dal quarto posto in classifica. Davanti a noi l’imprendibile Malù che continua a darci dieci minuti in reale e Monnalisa che abbiamo incrociato su e giù per il campo di regata ma che alla fine ci distacca di tre minuti.

In ogni caso siamo possiamo ritenerci soddisfatti. Comunque sia andata, abbiamo tagliato davanti a IsolaGrande. E, soprattutto, questa volta abbiamo avuto l’onore dei fornelli, andando a tagliare per primi l’arrivo al Circolo! Incredibile ma vero, abbiamo preso i primissimi piatti di pastasciutta scodellati dalle benemerite del Circolo. Hip hip hurrà per le signore in cucina!

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Pubblicato da: troppitrippi | novembre 30, 2008

Invernale di Fiumicino ’09: 2a regata

Domenica 9 novembre

eppur si muove

eppur si muove

… così non vale! il destino si accanisce invero sulla nostra barchetta… 😦 Avete presente quando vi girate e vedete tutta la flotta dietro? La boa del secondo bordo di bolina è lì a poche lunghezze, il resto della flotta è ancora a girare sulla prima boa di poppa e il CdR (Comitato di Regata) cosa fa? … Vi annulla la regata (per la serie bastard inside).

Ecco come è andata. Intanto una premessa. Questo nuovo equipaggio stenta a fare equipaggio. A cominciare dagli aspetti fondamentali: la cambusa per la regata! Invece del solito e pratico rito del cinquino (una banconota da 5 Eur) di cassa comune, acquisto cumulativo di pizzette al forno e via pronti a mollare gli ormeggi senza perder tempo… si arriva in ordine sparso: chi si porta il panino da casa, chi c’ha il roastbeef avanzato dalla sera, chi la pastasciutta della nonna… e chi niente!

Insomma questa volta, tra i concitati preparativi della partenza (arma la randa, imbarca il genoa, sbarca il superfluo, arma il circuito spi, spruzza generose dosi di crc su moschettoni, canali, circuiti etc.) ci siamo scordati di comprare le salvifiche pizzette del forno dietro l’angolo.

Partiamo di buon mattino e buona lena. Dobbiamo arrivare presto sul campo di regata per capire se il vento va a mollare, a tenere o a girare (le previsioni sono per una brezzolina sui 6 nodi max con leggera rotazione verso destra).

Tutto scorre liscio (sarà merito del crc 😀 ????). La randa  va su senza intoppi. Il genoa sale che è una bellezza. Il vento è una brezza come da previsioni.

Imbrocchiamo una partenza magnifica. Siamo primi e liberi. MareLuna, che con le brezze leggere si trova a suo agio, prende abbrivio e vola. Sbandiamo sottovento e la barca continua ad andare. Giriamo la boa superando esterni un classe crociera (lentooooo) partito prima di noi. Issiamo lo spi (thanks god, senza caramelle!), affrontiamo il bordo di poppa (che ovviamente non vi so descrivere se non come: braccio in varea, stramba, stralla, ammaina, passa il fiocco, issa, spara etc.) e passiamo in pole position la boa di poppa.

Il vento molla, la barca continua ad andare. Siamo in prossimità della boa. Il CdR annuncia una riduzione del percorso. Well done boyz! Davanti a noi solo qualche classe regata (tre o quattro scafi in tutto, non di più ! ). Siamo semplicemente primi e in quelle condizioni andiamo a vincere senza dubbio alcuno. Ci gasiamo e contiamo le lunghezze che ci separano alla boa di bolina… siamo adrenalinici al massimo… quando il CdR in-spie-ga-bil-men-te annuncia l’annullamento della prova.

Qualcuno chiede spiegazioni per radio. Risposta ufficiale: il vento è caduto. Inizia la bagarre radiofonica. Diversi scafi chiamano il CdR, dichiarando velocità, posizione e vento apparente rilevato: tutti stanno camminando e nessuno ha voglia di finire la regata così! Insomma, la protesta monta ma non c’è niente da fare: una volta anullata la prova, anche se il CdR si rende conto che è una cappellata, non si può tornare indietro.

E’ andata così pensiamo. Ma non è finita qui. Il CdR chiama una seconda prova. Oh c*zz***… si ricomincia. Nuova linea di partenza, nuovo campo e si riparte così! Con un piccolo trascurabile particolare. E’ mezzogiorno e a bordo di MareLuna si materializza il dramma: non c’è niente da mangiare! Santa polenta taragna… abbiamo già dato fondo a tutte le nostre energie e tocca ricominciare. Significa altre due ore abbondanti in regata e un’altra ora prima di sbarcare e fiondarci sul piatto di pastasciutta calda che le  signore del Circolo (benemerite!) ci fanno trovare a fine regata!

In questi casi non cè altro da fare se non una religiosa rassegnazione. Così sia… con le farfalle nello stomaco (e i panini nella testa) ci accingiamo alla seconda prova del giorno.

In pieno calo di zuccheri mandiamo giù una seconda regata (conclusa per noi in 1h 51minuti e 23secondi). Non andiamo male, anche se sui bordi di poppa continuiamo a non essere performanti come una volta (tocca trovare qualcuno per regolare l’albero… al di là della conduzione dello spi).

Questa volta facciamo una partenza meno baciata dalla sorte, non male, ma non di quelle strepitose alla “augusto”. Tiriamo avanti con grinta (almeno quella non ci manca, ora che l’equipaggio ha trovato un minimo di assetto) e tagliamo l’arrivo alle ore 15:46… dopo quasi 7 ore in barca ( senza-nulla-da-mettere-sotto-i-denti ), che per la sottoscritta hanno significato un numero imprecisato di issaspi, ammaina genova, stramba, ammaina, spara, ripassa lo spi, ripassa il circuito, porta la sacca su, passa il genoa sulle altre mura… e via discorrendo!

Insomma, stremati ma soddisfatti concludiamo con un obiettivo raggiunto: siamo davanti a IsolaGrande! Well done. Siamo 4i di classe e 12mi overall…ma davanti ai nostri cuginetti di due posizioni. Nel frattempo abbiamo individuato i nostri competitor: Malù e Monnalisa. Scopriremo in seguito che sono ossi duri da battere.

Per il momento va bene così. Abbiamo un solo pensiero in mente: pastasciuttaaaaaa!!!!!

Aloha

Pubblicato da: troppitrippi | novembre 30, 2008

Campionato Fiumicino ’09: 1a regata

Domenica 26 ottobre

In partenza

partenza!

Lo confesso, non era questo il film che avevo immaginato, scritto e sceneggiato quando ho deciso con entusiasmo di imbarcarmi nell’avventura di quasi-armatore di MareLuna. La sceneggiatura prevedeva un equipaggio non tanto muscolare e forse neanche muscoloso, ma di certo un equipaggio di personcine con la vela dentro e la competizione pure.

Il casting vedeva l’augusto al comando, io, il Cisky, Zipper e Blue membri fondanti della ciurma e poi Maurizio, il grande Maurizio (e dico grande proprio come i fratelli Coen devono aver pensato al grande Lebowsky) alle drizze, e magari Marco recuperato alle sue “plafoniche” domeniche e poi… chissà, l’importante era mettere insieme nove persone con la voglia di impegnarsi sul serio e magari – che non guasta – un po’ di tecnica nelle mani e tattica nella testa.

Non è andata così. Risultato, ricominciamo con le matricole. Vabbè, non è il caso di disperarsi ora… c’è un intero campionato per farlo 😀

Intanto ecco la novità. Indovinate chi è la prode e volenterosa prodiera? Ma c’est moi, volontariamente candidata al ruolo più infame che si possa immaginare. E quindi non sono più la donna ai fiocchi (ma rimango sempre donna coi fiocchi, eh eh 😉 ) bensì la donna di prua. Il numero 1… che messa così non è poi così male 😀

E quindi, mi sono improvvisata prodiera. Anche se così mi perdo completamente le regate, nel senso che tra i vari stramba issa ammina stralla quadra e spara lo spi, non riesco a seguirne lo svolgimento dal punto di vista tattico.

Comunque, prima di raccontare di questa prima e disastrosa regata, qualche flash sul Campionato. Intanto vi dico subito che quest’anno si stanno vedendo delle gran belle barche a Fiumicino che a poco a poco tenta di perdere quella allure nazional-popolare che lo rende una grande strapaesana del mare.

Tra i soliti noti c’è l’immancabile Asso di Fiori un Grand Soleil 56 piedi infinito… soprattutto se ti incrocia davanti 😉 , ci sono i nostri competitor di sempre: Bellamia, Ammuina, Vahiné, Bonheur. Ma ci sono anche delle interessanti new entry, nuovi scafi tutti italiani prodotti in piccolissima serie se non addirittura one off.

L'Este 40 open di Matteo Miceli

Este40 Open

Regata con noi il Class 40 Open nuovo di pacca, appena sfornato dai Cantieri d’Este per Matteo Miceli, il campione romano che si appresta ad una nuova impresa oceanica. Non so quale, ma mi informerò. Nel frattempo, vi riporto un paio di impressioni live che ho colto – in maniera del tutto casuale – da uno dei velisti che lo hanno portato a Genova. Insomma, pare che lo scafo sia molto performante, capace di sviluppare grandi velocità e ottimi angoli di bolina nonostante debba essere ancora messo a punto, ma che in compenso sia pareccchio “bagnato”, che di bolina con un po’ di onda formata imbarchi cioè un sacco d’acqua anche dal bordo sopravvento. Immagino che la partecipazione al campionato serva anche per testare e risolvere questi “piccolissimi” problemi.

E’ a Fiumicino anche l’Ottavo Peccato di Giuseppe Tesorone che ha vinto un bel po’ di regate prestigiose qua e là per il Tirreno. Si tratta di un M37 elegantissimo come linee e, che dire, si fa notare anche per la livrea color pece, nero satinato che fa tanto cattivik.

Mylius 14E55

Mylius 14E55

Ancora, tra le sorprese di questa stagione mi è sembrato di “spizzare” (capirete bene che avevo il mio daffare a prua) tra i regatanti anche il Mylius 14E55, uno scafo moderno, con una livrea grigio mat trés chic che viene presentato dal cantiere come un fast cruiser ma che ha una spiaggetta di poppa che ci puoi mettere su tre file di ombrelloni!

Quindi, la situazione è ben competitiva… e noi ci ritroviamo con un equipaggio smandruppato alquanto.

Questa domenica in particolare, oltre ad avere le matricole al completo avevamo una defezione di spessore (il Cisky alla randa), e una manovalanza di rimpiazzo da mettersi le mani nei capelli.

Con questo bell’equipaggio affrontiamo la nostra prima regata. Partenza come sempre di gran classe in mezzo alla bagarre di una quarantina di scafi agguerritissimi(l’augusto riesce a trovare delle traiettorie libere da paura), primo bordo di bolina con una certa tenuta, bordo di poppa che non vi saprei raccontare ma qui di certo perdiamo un pochino. Secondo di bolina che in parte, dal punto di vista tattico, è una occasione sprecata (avremmo forse potuto guadagnare qualcosa) ma la barca tiene bene … e infine ultimo bordo di poppa in cui non c’è trippa per gatti. La barca perde. Indiscutibilmente, nonostante le manovre siano scivolate lisce come l’olio (la fortuna dei principianti???), la barca di poppa non va bene. A questo si aggiunge una scelta tattica poco felice che ci porta – al di là del risultato complessivo (quarti di classe e 11mi overall) – a tagliare la linea di arrivo dopo la gemellina IsolaGrande che ci riprende e ci sorpassa quando la boa è già in vista!

Infamia grande e onta suprema… non era mai accaduto fino ad ora! Chiudiamo questa prima prova con un giuramento solenne: mai più dietro IsolaGrande !

Pubblicato da: troppitrippi | ottobre 24, 2008

Circuito randa per l’Optimist

No, decisamente non ho l’età, come cinguettava la Cinguetti (era lei vero??? io probabilmente all’epoca non ero ancora nata…), ma sono alle prese con l’Optimist. Ovviamente non sono io che ci vado, ma la mia bimba, convinta (si fa per dire) a prendere sul serio la vela e ad affrontare una preparazione più impegnativa del corsetto estivo.

Insomma (ed ecco in parte spiegate le ragioni di una lunga latitanza su questo blog) questa domenica si accinge a fare il grande salto: passare dalle acque circoscritte e familiari del lago dove si è allenata in queste ultime settimane al mare aperto. Per di più d’inverno. Non mi sembra entusiasta… ma teniamo duro!

Comunque, il punto è che Nettuno, l’Optmist su cui si allena, non è il nostro ma uno di quelli del circolo. Lo scafo è ancora in buone condizioni, ma le manovre sono tutte da rifare o da rimettere a posto.

Premetto che per me l’Optimist è un oggetto quasi sconosciuto. Sto progressivamente studiando questa deriva, appunto, per necessità. Fino ad ora ho sistemato le cose più semplici e intuitive: ho rifatto gli stroppetti, tutti sostituiti con spectra da 1,5mm con calza piuttosto ruvida così tengono meglio il “nodino”. Per alcuni stroppetti chiave (il cunningham, le sicurezze, gli stroppetti di mura della randa etc.) ho adoperato una cimetta in spectra da 2,5 mm. Ho sostituito la scotta randa (ormai inservibile) con 7 metri di spectra mediamente rigido da 7mm e già che c’ero ho cambiato anche la scottina del picco con un buon prestirato da 5 mm.

Ora sono alle prese con i bozzelli. Nettuno ha ancora un sistema di scotta randa a tre rinvii (3:1), mentre mi dicono che di recente è stato ammesso anche un sistema a quattro rinvii (4:1). Ad occhio mi sto orientando (catalogo Harken alla mano) su questa tipologia (mi scusino i derivisti per le inesattezze):

  • due bozzelli singoli da 29mm, uno con arricavo e l’altro senza, per i rinvii al boma (i Carbo della Harken sembrano fantastici, con un sistema a cimette che sostituisce grilli e arricavo alleggerendo il peso di un buon 50%… ma costano un okkio)
  • un bozzello verticale fisso con arricavo da 40mm per il rinvio dal fondo

Il bozzello con cricco (sarà più o meno da 50mm quello in dotazione) sembra andare ancora bene e mi sa che per il momento mi risparmio questa spesa.

Il punto è: vanno bene i bozzelli che ho indicato o sono invece sotto / sovradimensionati?

Al solito… esperti navigatori, aitanti marinai, derivisti incalliti… fatevi sentire!

Pubblicato da: troppitrippi | ottobre 23, 2008

Prua verso le Eolie

Lunedì 4 agosto

Ci siamo. Inizia la vacanza. La ciurma vede capitan Zipper ai comandi, io secondo di bordo, Roberto, Annelise e Francesco i nostri amici ospiti a bordo… tutti neofiti della vela. Un gruppetto promiscuamente assortito, come potete giudicare dai nostri ritratti 😉

Lasciamo il porto di Vibo in direzione Eolie. La più vicina è Stromboli, a circa 40/45 miglia da Vibo andando per 270°. L’idea è di fare rotta verso Ovest seguendo il vento. Appena fuori dallo sperone di Capo Vaticano sniffiamo una brezzolina beneaugurante. E’ una brezza, 6 o 7 nodi, un ponentino/maestralino leggero ma ben steso. Per noi è più che sufficiente: issiamo randa, srolliamo genoa e spegnamo i motori. Si fila via che è un piacere.

I nostri amici si ambientano subito. All’ora di pranzo inauguriamo il primo di una lunga serie di aperitivi. Diciamo che se la cambusa è discretamente fornita di vettovaglie, di certo il reparto bevande (birre, vini e affini) non sfigura…!

Per il pranzo ci offriamo io e l’Annelise. Un piatto freddo. Vitaminici, tanto per cominciare. Prepariamo un invitante vassoio di prosciutto e melone e una magnifica insalatona mista. Mandiamo in pozzetto il pane, le bevande, il vassoio etc. lasciando l’insalata appoggiata sul tavolo.

E’ un attimo: un’ondina malefica fa cadere l’insalatiera con tutto il contenuto… acc… porc… dannaz… E ora? Con l’Annelise ci guardiamo negli occhi. Nessuna esitazione turba il nostro sguardo e con fare felino, rapide come faine, rimettiamo tutto nell’insalatiera. Con superba nonchalance mandiamo in pozzetto anche l’insalata … che mangeremo senza fare una piega!

Del resto si sa che quella di bordo è una vita spartana e che in barca non si butta via nulla… figuratevi se potevamo rinunciare a mezzo chilo di insalata così, senza pensiero! e poi vi assicuro che il pagliolato era stato abbondantemente lysoformizzato prima di partire…

Insomma tra una facezia e l’altra arriviamo ad intravedere nella foschia prima Stromboli, poi Panarea con Dattilo e Basiluzzo. Il vento ci porta verso Lipari e là facciamo rotta. Allungheremo un po’ il percorso (sono circa 55 miglia da Vibo a Lipari) ma tanto ormai è certo che si arriva con il buio. Meglio quindi un approdo a Lipari, più sicura per un arrivo in notturna.

La navigazione va avanti. Salutiamo il crepuscolo con un aperitivino frizzante.

Mentre ci avviciniamo alla meta, perdiamo un membro della ciurma, Roberto ci lascia per cadere in una catalessi irreversibile fino al mattino successivo.

Decidiamo di dare ancora alla spiaggia di pomice. Il cartografico ci dice che i fondali si mantengono tra i cinque e i dieci metri per una larga striscia dalla costa (e alle Eolie, dove i fondali strapiombano subito a venti metri è più o meno un fatto unico). Ci avviciniamo lentamente, siamo tutti vigili. Una tensione inconfessata percorre tutti noi. E’ davvero buio pesto: andiamo avanti con il cartografico mentre una teoria di barche e motoscafoni a motore ci taglia la strada tornando da Panarea. Giusto-per-semplificarci-la-manovra!

Proseguiamo. Arriviamo sottocosta, illuminiamo con il faro davanti a noi. Si accendono fugaci visioni di un costone bianco cenere. Andiamo avanti con il motore al minimo, pronti a intercettare qualunque ostacolo. Dieci metri di profondità, dice il log. Nove… otto… sette… sei… ai cinque metri diamo ancora. Caliamo per la prima volta la nostra nuovissima Delta da 16 kg (e i suoi cento metri di catena!). Perfetto. L’ancora fa presa subito. Ci guardiamo attorno. Ci sono altre due barche alla fonda. Seguiamo per un po’ il movimento della nostra barca alla ruota. Tutto ok. Finalmente la tensione si scioglie…

… e la fame si fa sentire. La premiata ditta si ripropone alle cucine: pasta al pesto appena insaporita da pomodorini saltati in padella e un ciuffetto di basilico calabrese. SUPERBA! (e senza neanche averla ripassata sul pagliolato… 😀 )

Rilassati, satolli, grappinati al punto giusto cazzeggiamo fino oltre la mezzanotte al chiarore delle stelle. Dietro di noi di rivela indistinto un paesaggio lunare che riusciamo appena ad intravedere. Alla fine la stanchezza ha la meglio. Gli occhi si chiudono sulla mia prima notte eoliana.

Ma non è finita qui! Stay tuned

Pubblicato da: troppitrippi | ottobre 23, 2008

Al marina Carmelo, a Vibo

Domenica 3 agosto

Alle spalle, il porto di Vibo

Alle spalle, il porto di Vibo

Dai ammettiamolo, in Italia è veramente difficile trovare un porto o un marina di cui parlare bene. Nella maggior parte dei casi hanno prezzi che neanche al Four Season Hotel e servizi (servizi???) da pensione di quart’ordine. E ovviamente, col piffero che trovi un posto in transito, soprattutto se ti presenti con meno di 14 metri di barca.

Fa eccezione in questo desolante panorama (non vi dico i commenti che ho raccolto da navigatori stranieri sulla nostrana portualità da diporto…) il porto di Vibo e in particolare il Marina Carmelo dove noi ci siamo appoggiati per sbarco e imbarco ciurme nelle tre settimane di vacanza alle Eolie. Prima di partire avevamo concordato il nostro arrivo e le nostre esigenze con la signora Anna, gentilissima e amabile che ci aveva rassicurato sulla disponibilità del posto barca.

Arriviamo così a Vibo Marina. Incredibile, davanti all’imboccatura abbiamo 11 metri di fondale!!! Entriamo e ci si presenta un bacino di grandi dimensioni, con ampissimi spazi di manovra all’ingresso, spazi liberi intendo ! non sovraccarichi di barche barchini imbarcazioni e natanti della più svariata natura.

Ci dirigiamo al distributore, anche qui gentilissimi e pronti ad aiutarci nelle manovre di ormeggio e disormeggio, rese un tantino sfavorevoli dal vento che ci abbatteva sulla banchina, e finalmente, dopo 45 ore di ininterrotta navigazione, attracchiamo al Marina Carmelo. Sono le 13:00.

250 miles after

250 miles after

Veniamo accolti dal personale di banchina che dopo aver assicurato le cime si sincera del numero di persone a bordo. “Siamo in quattro” rispondiamo perplessi, senza capire il perché della domanda. Lo scopriamo un minuto dopo quando una gentile ragazza ci porta in barca un vassoio con prosecco e stuzzichini.

Non potete immaginare. Ci siamo sentiti veramente accolti, anzi coccolati. Arriviamo lì provati dai due giorni in mare, con il solleone agostano che in Calabria è implacabile e… et voilà… ci si materializza davanti un vassoio di aperitivi ghiacciati! Fantastico davvero.

Siamo arrivati dunque. Abbiamo ancora l’adrenalina in circolo che ci impedisce di riposare (beh… anche il  caldo fa la sua parte). Che fare? bagno o doccia? Il Cisky ed io non abbiamo dubbi. Entrando in porto abbiamo adocchiato una spiaggetta appena sulla sinistra del bacino che non sembrava niente male.

paradise

paradise

CI avviamo senza esitazioni e… uau… abbiamo davanti una spiaggetta tropicale. La sabbia dorata, il mare che dal verde smeraldo vira al blu cobalto poco più al largo, qualche scoglio qua e là, e gli alberi che dal costone arrivano fino alla spiaggia. Non manca neanche un lido attrezzato con sdraio e ombrelloni. Cosa vuoi di più dalla vita? niente. Davvero. Sono a posto così!

A sera ci concediamo un bel piatto di pasta caldo e goloso al ristorante lì vicino al porto, anche se a Vibo Marina, non lontano c’è un ristorante di quelli segnalati dalle guide, dove ci assicurano che si mangi benissimo senza sputtanarsi uno stipendio. Per noi va bene il ristorantino del porto!

All’indomani sbarchiamo il Cisky (che se ne torna tristanzolo al lavoro) e imbarchiamo gli amici: Roberto arrivato (bontà sua) alle 6 del mattino, Annelise e Francesco che si presentano invece al più consono orario di colazione, la Raffa ci raggiungertà a Salina l’indomani.

Ci organizziamo intanto per la cambusa. Parte una agguerrita spedizione verso il supermercato locale, non molto distante se avete la macchina… Se non siete macchinati, niente panico: al marina Carmelo si sono organizzati per la cambusa a domicilio. C’è un catalogo con i prodotti di base e l’ortofrutta: scegliete, ordinate e vi portano tutto fino alla barca! e con prezzi niente affatto esagerati 😉

Mentre la spedizione provvede al sostentamento, io mi dedico al meteo. La signora Anna, sempre gentilissima, ci fa utilizzare il pc dell’ufficio per consultare i vari meteo on line. Senza farci pagare una lira!!!

Tutto ok, dicono le previsioni. Possiamo partire tranquilli.

Ringraziamo e saldiamo il conto con la Signora Anna. “Sono 45 euro” (quarantacinque euro??? ad agosto!!??? ci deve essere un errore… non abbiamo sentito bene)… “ma facciamo 40, visto che ritornate” e insieme alla ricevuta ci dà anche una bottiglia di Cirò Reserve… che berremo alla salute della signora Anna e del Marina Carmelo!

That’all folks! Il resto in un prossimo post…

Pubblicato da: troppitrippi | ottobre 8, 2008

Ora si comincia!

1 agosto: è il gran giorno

La ciurma è finalmente a posto. Zipper e Blu, io e il Cisky. Alla fine ce l’abbiamo fatta a mettere insieme un bel gruppetto di inesperti navigatori e – tra le mille cose da fare prima di salpare l’ancora – alle 15 del primo agosto lasciamo Fiumicino. Destinazione: Vibo Valentia, la nostra base per le Eolie.

I giorni che hanno preceduto la partenza sono stati una vera buriana. Io mi sono smazzata 1500 km in 24 ore per portare la mia bimba dai nonni, tornare in tempo per sbrigare le ultime incombenze (ad esempio… munirsi di carte nautiche per la navigazione, filtri e ricambi vari per il motore, bozzelli da comprare all’ultimo momento, chilometri di catena dell’ancora da contrassegnare etc.), preparare i bagagli e finalmente partire verso il blu.

Partiamo, con quella fibrillazione in corpo che ti dà l’inizio di ogni avventura, grande o piccola che sia. Ci aspettano 250 miglia di navigazione, che decidiamo di tirare tutte d’un fiato.

Il meteo è quello che ci bacerà poi per tutta la prima decade di agosto: alta pressione stabile, brezze da maestrale, mare calmo. Tempo stimato di navigazione con queste condizioni: 50 ore! Auguri!!!

Salpiamo e già davanti a Ostia la prima sorpresa. Delfini – urlano da prua ! Ed è vero: eccoli davanti allo specchio acqueo più fetente del Lazio (là dove il Tevere scarica di tutto di più…). Due incredibili delfini a un miglio sottocosta!

Lo prendiamo come un segno (il marinaio ha da essere scaramantico, giusto?) e infatti vediamo giusto. Si alza una bella brezza tesa che ci porta fino ad Anzio a motore spento con una velocità di 7 nodi e punte sui 7,5. A vela, giovani!!! Uau… dopo Anzio però, quando possiamo metterci in rotta perfetta, il vento ci gira da poppa. Poppa piena. Come dire, a meno che uno non stia facendo una bella regata d’altura, non è proprio una andatura rilassante. Diciamo che se puoi la eviti! E infatti così facciamo anche noi e riattacchiamo motore. Quella sarà però l’ultima brezza sulla nostra rotta… le restanti 200 miglia le copriremo sospinti dal motore a 1800 giri (siamo risparmiosi) e da una tenue ondina da poppa che però fa il suo dovere e ci spinge verso la meta.

Arriva la notte e (incredibilmente sobri… direi uno degli ultimi giorni di sobrietà totale) cominciamo a fare i turni. Passiamo le pontine nella notte piena, riusciamo a vedere appena le luci della costa. C’è un po’ di foschia che rende la traversata più suggestiva. Al mattino passiamo al largo di Ischia e poi Capri che percepiamo lontane, immerse nella nebbia del mattino. Da qui in poi perderemo ogni contatto visivo con la terraferma. Per le successive 24 ore saremo immersi completamente nel blu del Tirreno.

La navigazione continua tranquilla. Appena un paio di diversivi alla rilassante monotonia della navigazione d’altura, uno o due bagnetti nella frescura delle acque a una 40ina di miglia dalla costa (in pratica in mezzo al nulla…) e poi i delfini! Faremo altri due avvistamenti durante il giorno e poi, quasi alle dieci della sera, quando già cominciavamo ad attaccare con i turni, ecco un branco di cinque o sei esemplari che si avvicina. Se ne staccano tre che cominciano a giocare con noi e danno vita ad un florilegio di giravolte, volteggi, coreografie subacquee come non le avevamo mai viste. Uno spettacolo davvero incredibile, emozionante, che ci ha accompagnato per buoni 40/45 minuti, appena illuminato dalle luci di navigazione e dalla prima timida luna. Sarà una delle cose che ricorderò a lungo per le emozioni che ci ha dato. E poi io credo fermamente che i delfini ci comprendano e siano in grado di comunicare con noi. Quelli lo stavano facendo!

Arriva la notte, una notte particolarmente vigile: siamo infatti su acque dove incrociano una molteplicità di rotte commerciali: cargo, traghetti, navi da crociera. Ti appaiono all’improvviso all’orizzonte e un attimo dopo te li ritrovi in rotta di collisione. Occorre stare sempre pronti a manovrare. Ma melgio così, non si rischia di addormentarsi al timone.

Nel cuore della notte arriviamo al largo delle coste calabresi. Cetraro, Amantea… Vibo si avvicina. Ecco due luci intermittenti. Dalla posizione in cui siamo possono essere i due fari di Capo Suvero e Capo Brozzo (forse non sono questi i nomi, più tardi controllerò). Controllo sulla cartina: sì, cavolo, dall’angolo con cui li rilevo rispetto alla nostra prua dovrebbero essere loro. Ma mentre sono immersa in queste considerazioni, ecco che un castelletto di luci almeno un miglio, un miglio e mezzo distante da noi comincia a farci segnalazioni con un faro. Ca*** – penso – ecco la guardia costiera che rompe. Acc… porc… dannaz… e ora come mi devo regolare per l’abbordo, nel cuore della notte nera, senza neanche uno spicchio di luna… ????

Mi consulto con il Cisky, mentre questi continuano le segnalazioni. Alla fine capiamo che è un peschereccio. Horca miseria… ci stanno segnalando che stiamo andando sulle reti… quelle luci non erano i fari ma due mede scintillanti all’inizio e alla fine di queste reti chilometriche! viraaaaaaa….

Cambiamo rotta per aggirararli. Ovviamente non manco di contattarli via radio, appellandoli con messaggi del tipo: “peschereccio al largo di Amantea, peschereccio al largo di Amantea, peschereccio al largo di Amantea, (ripetuto tre volte come da regole di comunicazione radio!!!), qui imbarcazione MareLuna. ” Alla fine rispondono e mi danno conferma che erano proprio le reti. Anzi, ci avvisano che più a sud avremmo incrociato un altro peschereccio della flotta e quindi di continuare a fare attenzione.

Aggirato l’ostacolo ci rimettiamo in rotta. Pian piano si fa giorno. Il tempo di fare colazione e avvistiamo la nostra meta. Sono le nove del mattino e Capo Suvero è davanti a noi. Abbiamo guadagnato diverse ore sul tempo di navigazione stimato. Neanche le dieci ed ecco il porto di Vibo. Ci siamo, siamo arrivati!!!

Voi cosa avreste fatto in questa situazione (40 ore di navigazione con appena qualche ora di sonno)??? Beh… noi abbiamo issato le vele ci siamo messi a tirare qualche bordo sportivo per un altro paio d’ore… poi abbiamo deciso che valeva la pena fare un bagnetto (sempre a diverse miglia dalla costa) e infine ci siamo diretti al porto per fare carburante e attraccare in banchina.

Alle ore 13:00 – dopo 45 ore di navigazione ininterrotte – eccoci arrivati: siamo a Vibo Marina, finalmente un porto degno di questo nome… ma a questo dedicherò il prossimo post!

Stay tuned!

Pubblicato da: troppitrippi | ottobre 2, 2008

…a volte ritornano!

A Panarea si brinda così...

A Panarea si brinda così...

… non scrivo la data di questo post per pudore. Accidenti, saranno passati due o tre mesi dall’ultima volta con la penna in mano. Ma non importa, facciamo finta di niente e annunciamo al mondo:

troppitrippi is back !

Eccomi, sono di nuovo qui! Non sono affondata nel profondo blu del Tirreno… non sono stata mangiata da un barracuda… non sono naufragata a est di nowhere… non sono stata travolta da uno tsunami… e non sono neanche finita nel ventre di una balena

Sono sincera: non ho nessuna scusa. Soprattutto nessuna di quelle fenomenali alla Blues Brothers. Ma è che settembre è un mese complicato. Un ciclo che riprende, routine da riorganizzare, orari da rimettere in sesto, lavoro da riportare in carreggiata e… last but not least… la barca ferma. Fermissima. Impossibilitata a navigare. Ma questo ve lo racconterò in un prossimo (e sollecito) post.

Per intanto prometto solennemente e giuro che riprenderò di nuovo con i resoconti di fatti e misfatti di MareLuna e la sua ciurma.

A proposito: alle Eolie ci sono stata eccome! farò un degno resoconto di questa prima vera crociera da comandante in seconda!!!

Stay tuned!!!

Pubblicato da: troppitrippi | agosto 1, 2008

questo blog va in crociera!

Per non un po’ non ci sentiremo. Fra poche ore partiamo. Destinazione: Isole Eolie. Ci aspettano intanto 250 miglia di navigazione per arrivare fino a laggiù. Ma poi per qualche settimana ci godremo finalmente la barca con amici e parenti.

Ci rivediamo in queste acque fra qualche settimana!

Aloha

Pubblicato da: troppitrippi | luglio 27, 2008

voglio un vhf

Domenica 27 luglio

Ormai ci siamo quasi. Il prossimo venerdì MareLuna salpa per la sua destinazione più lontana: le isole Eolie. Stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli, ad esempio chi la porta giù (Zipper, io, il Cisky e uno sconosciuto contattato tramite annunci quando – un paio di giorni fa – sembrava che fossimo solo in due!), dove fare boa per rifornimento carburante (Procida o Marina di Camerota?), base a Tropea o a Vibo (siamo in lista d’attesa)… e altre simili questioni.

Nel frattempo oggi vado a fare shopping! Vado al Porto di Roma a Ostia per vedere se riesco a trovare un paio di carte nautiche (Tirreno meridionale scala 1: 1.000.000) e non so se vale la pena di comprare anche delle carte a scala minore per i previsti approdi (Eolie naturalmente, Costa cilentana e campana).

Ma la cosa che mi preme di più di trovare é un VHF portatile. Ho provato sulla mia pelle quanto siano difficoltose e complicate le comunicazioni quando sei giù al tavolo da carteggio e devi fare da tramite tra Capitaneria o torre di controllo e timoniere.

Ho visto che esistono numerosissimi modelli con un range di prezzi che varia tra i 250 eur e gli 80 eur.

Ora, visto che insomma un VHF deve avere non più di un paio di caratteristiche e funzioni (potenza del segnale, tasto veloce per il canale 16, impermeabilità, ricarica tramite la 12 volt) mi chiedo a cosa sia dovuta questa grande varietà di prezzi e se valga la pena spendere sopra i 100 eur.

Mah! se c’è un vero esperto, attendo consigli!

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