Pubblicato da: troppitrippi | marzo 18, 2008

Pesi e sbandamento

Con Skipper, aficionado di questo blog (grazie mille per il tuo ultimo post), abbiamo avuto uno scambio di idee sull’importanza (relativa) dei pesi sottovento con venti leggeri.

Sostiene Skipper che “l’unico guadagno nello stare sotttovento quando c’è aria leggera sta nella diminuizione della superficie bagnata (anche le vele “cadono” meglio) nelle classi IOR degli anni 1980 e dintorni si calcolava che lo sbandamento di circa 7° diminuiva la superficie bagnata di circa il 5%; per altro lo sbandamento incide sulla portanza del piano di deriva diminuendola, sempre secondo il coseno dell’angolo ….., e quindi non si migliora l’angolo di bolina se non nella misura in cui, andando un 5% più veloci si genera un 5% in più di portanza ….. ”

Ora, mentre vado a cercare conforto o confutazioni di questa tesi in giro per manuali, se c’è qualche esperto teorico e pratico della vela che vuole interloquire, prego, si faccia avanti!

Il parere degli esperti che hanno risposto all’appello

Allora, ecco un esperto teorico e pratico della vela che si è fatto avanti e mi scrive:

” Non sò su i vecchi IOR (negli anni ’80 ero piccino) ma nelle moderne barche da regata le linee d’acqua ottimali si ottengono con la barca quasi piatta, infatti in IMS la barca che sbanda presto ottiene un sensibile vantaggio in termini di rating. Detto questo, va considerato che a qualche compromesso è necessario scendere se si vuole far camminare la barca. Quindi la prima preoccupazione è aiutare le vele ad avere un profilo ottimale e sbandando la barca sottovento la gravità ci aiuta. Non mi preoccuperei troppo delle percentuali di efficenza del piano di deriva…tanto finchè la barca è ferma o quasi non funziona comunque.

L’imbarcazione sbandata sottovento ha una tendenza orziera, questo consente un ridotto uso del timone e fa “sentire” di più la barca al timoniere. La dimostrazione: come il vento comincia a rinfrescare il timoniere sarà costretto a scontrare il timone per contrastare la tendenza della barca di andare all’orza in maniera sempre più marcata. Al timoniere poco esperto può dare sensazione di “barca potente”, in realtà lavora troppo di timone con un effetto frenante. La soluzione, a questo punto, è spostare il peso (una parte o tutto) sopravvento per mantenere la barca il più piatta possibile.

In pratica è una continua ricerca dell’equilibrio ottimale…come nella vita.”
Grazie mille Daniele per queste tue perle di saggezza!
Anche Bruno interviene e mi scrive: “quello che scrive Skipper è veritiero … ha trascurato pero’ il fatto che una barca sbandata sottovento ha una predominante orziera per la forma che la linea d’acqua assume….questo ne facilita la risalita al vento quando cè poca aria”…
… che è l’effetto che volevamo ottenere!
Grazie mille anche a te Bruno 🙂
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Responses

  1. Nessuno mette in dubbio che, con vento leggero e di bolina, una barca sbandata diventi orziera e che questo ne faciliti la risalita al vento sia in termini di migliore forma delle vele che rispetto al timoniere che sente una barca “viva” invece che “neutra”: infatti tutti bravi regalanti si comportano così! Volevo dire che questo non significa che si sia guadagnato neanche un grado al vento poiché la grandezza dell’angolo di risalita al vento dipende comunque principalmente dall’efficienza del piano di deriva. Quello che fa “scattare” il guadagno di velocità è la diminuzione di superficie bagnata che in condizioni di vento leggero è un parametro determinante: infatti il peso va spostato sottovento e un po’ a prua quel tanto che basta a sollevare la poppa che “bagna” molto. Detto questo possiamo, se vuoi, aprire una piccola discussione (i blog servirebbero a questo no!) se la tendenza orziera sia maggiormente dovuta alla dissimmetria delle linee d’acqua (con soli, diciamo 7/10° di sbandamento) oppure alla maggiore “distanza” del centro velico (della sua “proiezione” ….) dalla mezzeria ……… mi sa che rischia diventare noiosa!
    ANCORA COMPLIMENTI AL BLOG DELLA CIURMA! (CHE COME TUTTE LE BUONE CIURME DEVE DARE DEL FILO DA TORCERE AL SUO SKIPPER !! ) ; -)
    Saluti skipper

  2. Grande Skipper!
    immagino che la chiosa ideale di tutta la sequela di commenti sia: dipende! Una delle cose che ho imparato in barca è che tutto “dipende”. Le variabili da considerare sono tante e tali (condizioni del mare e del vento, piano velico, forma delle vele, scafo etc.) che, enunciata la regola, tocca confutarla subito dopo.

    A proposito ma com’è che tu, armatore, non metti alla prova la tua barchetta in competizioni agonistiche?

  3. ciao troppitrippi
    mi è piaciuta la domanda che hai fatto a skipper, e ti rispondo (solo per il mio parere ovviamente)
    a dirti la vertà io le barchette in alcuni momenti le ho messe alla prova più in crociera che in regata…puoi immaginare!

    little

  4. Sto cercando da anni di costruire un’equipaggio stabile e affidabile che mi consenta di poter fare regate ma per il momento il turnover della ciurma è troppo elevato: gli ultimi 4 o 5 ragazzi però mi danno qualche speranza!
    Forse nel giro di un paio d’anni potrei riuscire a plasmarli in senso sportivo intendo!
    saluti skipper

  5. @little: sono d’accordo con te! in regata ti trovi sempre in situazioni controllate…. in crociera (termine che non mi piace perché lo associo al charter, preferisco “in viaggio”) ti può capitare qualsiasi tempo, qualsiasi mare e qualsiasi inconveniente! Insomma… roba da veri marinai!

    @skipper: certo, in regata se corri corri per vincere… e questo puoi farlo con un equipaggio serio e preparato. Però le vere sfide sono quelle di mettersi in competizione con i propri mezzi, quali che siano e godere dei piccoli o grandi risultati che uno porta a casa!!
    Del resto non so se hai visto lo spirito con cui andiamo a PAsquavela: pronti a difendere un penultimo posto… senza disonore!!!

  6. Il ritorno in auge dei vecchi IOR con classifiche dedicate (almeno a Roma) mi permette di aggiungere un nuovo elemento alla discussione:
    la lunghezza al galleggiamento
    Uno IOR sbandato ne guadagna molta (il profilo è studiato a tale scopo) “ingannando” il rating che misura (misurava) la lunghezza al galleggiamento in posizione statica.
    Cambiata la formula di stazza, cambiate le forme, finito il giochino.


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