Pubblicato da: troppitrippi | aprile 25, 2008

flashback: 360 miglia di blu

nel bluAmici naviganti, velisti e marinai…. se siete per mare vi invidio! Questo per me è un periodaccio, lavorativamente parlando sono piuttosto sotto schiaffo… e quindi con poco tempo da dedicare alla vela.

Pensate che ho un nuovo manuale sulla regolazione delle vele ancora tutto da leggere 😦

Allora ne approfitto per annotare su queste pagine una vecchia esperienza, ma una delle più belle (eh bè… il fascino della navigazione d’altura sul neofita…): il trasferimento dei due Harmony47 nuovi di zecca di HM, nel giugno dello scorso anno.

Tolone – Fiumicino: 360 miglia di blu.

Arrivo all\'aeroporto di ToloneTenterò di riassumere all’osso i tre giorni di navigazione. Siamo partiti da Roma in 7 e manco a dirlo, mi sono ritrovata ad essere unica ragazza del gruppo. Già alla partenza la prima sorpresa: volo AirOne scontatissimo per Tolone, ci ritroviamo a bordo serviti e riveriti. All’atterraggio, nastro rosso, autorità, omaggio di girasoli e cocktail di benvenuto a base di vero champagne francese e tartine e delizie varie… non ci crederete ma eravamo sul volo inaugurale della nuova rotta Roma-Tolone!

Il tempo di organizzarci e trovati un paio di taxi economici ci siamo diretti ai cantieri Poncin… una cosa enorme, file e file di Harmony e Catana ormeggiati in una darsena grande come il porto di Ostia (!). Ci dividiamo in due gruppi: uno parte per la spedizione carburante (in barca fino al porto di Tolone) e l’altro in spedizione cambusa. Ci aspettano tre giorni di navigazione.

Spedizione cambusaArmata di quaderno prendo nota dei desideri più o meno particolari (dalle sigarette al paté….) delle ciurma e insieme all’augusto capitano partiamo in tre all’assalto del supermercato. Ok, ne usciamo con tre carrelli pieni e 500 euro di spesa fatti… per la felicità del capitan Max che ha pagato tutte le spese. Ehi… abbiamo comprato anche un minimo di pentole e accessori, però… considerate che nelle due barche appena consegnate dal cantiere non c’è nulla di dotazione cambusiera!

Insomma, tra una cosa e l’altra si fa sera. Armiamo un piatto di pasta in banchina e verso mezzanotte leviamo gli ormeggi. La baia di Tolone è fantastica nella notte: ancora non si è levata la luna e si vede solo un orizzonte stellato e le luci della terraferma che disegnano la costa.

Dopo appena un’ora (navighiamo in flottiglia) ancora nel mezzo di questa enorme baia, vediamo Santi Byron (ehmm… abbiamo battezzato le due barche “America mi senti” quella dove ero io e “Santi Byron” l’altra… vi lascio immaginare le chiamate via radio!!!!) che si ferma improvvisamente. Si pianta nella baia come se avesse messo retro. Non ci si crede: in miglia e miglia di acqua sono andati a prendere una cimetta vagante nell’elica! Armati di torcia e coltello da cucina (il grande e salvifico coltello acquistato dalla sottoscritta) Max e Luca si sono immersi per tagliarla. Immagino non siano stati i 15 minuti più piacevoli della loro vita: acque sconosciute, buio pesto… e freddo cane. Anche se sono i primi di giugno, l’acqua non è certo da bagnetto.

Alla fine ce la fanno e inizia così la mia prima notte di traversata. Usciti dalla baia facciamo rotta per 90° , dritti sparati verso la Giraglia. Mi offro per il primo turno al timone (li farò poi tutti fino all’alba). All’inizio governo io ma è una cosa alienante: solo motore (non c’era un alito di vento), senza un riferimento visivo finisci per stare incollato alla bussola ed entrare in trance dopo i primi dieci minuti. Dopo un po’ ho ceduto al pilota automatico e cuffiette alle orecchie canticchiando nella notte sono andata avanti fino al mattino.

Voi pensate che il mare sia tanto grande e che sia difficile incrociare qualcuno sulla vostra rotta? Ebbene, nulla di più sbagliato! Nel Mediterraneo le rotte sono più o meno quelle e quindi stiamo tutti lì allegramente. Beh… con la differenza che a giugno incontri solo enooooormi navi da crociera. Ti si materializzano dal nulla questi grattacieli sfavillanti di mille luci, milioni di luci tranne le uniche che ti possono servire: quelle di navigazione, verde a dritta, rosso a sinistra e fanale di corononamento dietro. Provate voi a capire che direzione hanno senza un riferimento certo! finchè non le scansi stai lì a chiederti dove c**** stanno andando, vengono all’incrocio o no….

Passa la notte e l’alba scopre il blu infinito del mare. Intorno non c’è nulla e a parte Santi Byron, le uniche forme di vita che incontriamo sono un paio di gabbiani, dei bellissimi delfini che si divertono a giocare per un po’ sotto la prua… e basta. Ti viene da chiederti: ma dove acciderbolina sono tutte quelle (stframaledette) navi da crociera che ti hanno fatto divertire la notte!

vele al ventoIn tarda mattinata – siamo sempre in flottiglia – Max mantiene la promessa fatta prima di partire (niente tonno in scatola, per carità che a quello ci penso io): un tonnetto abbocca alla traina! e vai grande mangiata per la sera (e lo mangeremo davvero, in mille modi diversi: carpaccio, pasta al tonno fresco alla siciliana, panato con le erbette mediterranee, al rhum etc…sluuurpps…)

Al crepuscolo avvistiamo terra: è la Corsica che continua ad apparire per molto ancora così vicina, così lontana! Calata la notte si alza un bel vento da Ovest che ci sospinge verso la Giraglia che è proprio il caso di definire un faro nella notte!

Insomma, giusto per dare un tocco di brio alla navigazione (avevamo già brezza tesa in poppa e quell’ondina che ti si forma non appena si alza il vento), scatta la sfida! L’augusto capitano non si tira indietro e… non ci crederete ,ma dopo quasi 24 ore di navigazione ci siamo ingarellati in match race al largo della Corsica in piena notte … e i bastard di Santi Byron ci risfideranno più tardi … quando ci sarò io al timone!

Doppiamo la Giraglia e cominciamo a scorgere la nostra prima meta: Capraia, che sta esattamente a metà strada tra tolone e fiumicino, dove pensiamo di fermarci per fare rifornimento e … riposo! Arriviamo che è passata la mezzanotte, con il vento che è sempre più teso. Capraia sul versante ovest è praticamente disabitata: non una luce, non un faro, nulla. E’ solo una massa scura che intuisci appena solo perché è più nera della notte!

Insomma, accostiamo verso Capraia porto e… ed è un vero spettacolo. Arrivi di notte e in mezzo a due pareti di scogliere vericali e minacciose ti si apre il porto illuminato a festa. Da brivido! Ma le nostre peripezie (sorvolo sull’ammainata di randa puntando contro la scogliera con un bel vento da almeno 12/15 nodi) non sono finite. In banchina non c’è posto. I gavitelli in rada sembrano tutti occupati (e comunque vi sfido ad adocchiarne uno libero nella notte nera). Non ci rimane che ormeggiare alla fonda.

OK, riassumo: è notte fonda, abbiamo oltre 24 ore di navigazione alle spalle, ci sono 15 metri di fondale e nè io nè Gianluca (l’altro dei tre della ciurma di America mi senti) abbiamo mai dato ancora nella nostra vita! Vi dico solo che al terzo o quarto tentativo diamo per buono l’ancoraggio e stremati, sfiniti, stracchinati che ne andiamo a letto. Sono le 2 del mattino ed io chiudo gli occhi per la prima volta dopo 36 dalla partenza da Roma!

Il sonno è agitato… il timore è che l’ancora non abbia fatto presa sul fondo e che quindi il vento o la risacca ci portino a sfrantumarci contro la scogliera. Se la notte (o quel che ne resta) è agitato, il risveglio sarà peggio! Alle prime luci dell’alba la barca viene scossa violentemente mentre intorno c’è un fracasso tremendo. Ecc’a’llà, penso, ci siamo: stiamo andando a scogli. Scatto su in coperta dove ci ritroviamo con l’augusto, presi dallo stesso timore. Sapete cos’era? il traghetto bastardo Elba -Capraia delle 6 del mattino che per frenare all’ingresso del porto butta giù un paio di chilometri di catena che strusciano sul fondo con un rumore d’inferno!

CapraiaVabbè, meglio il traghetto che andare a scogli. Ormai comunque è fatta. Sono sveglia. Una bella tazza di thè mentre il resto della ciurma si sveglia (ciurmetta, diciamo, visto che siano in tre) e poi via, a fare rifornimento di acqua e carburante. Mentre la barca imbarca, ne approfitto per fare un salto a terra (letteralmente), giusto il tempo di prendere un caffè al bar e afferrare una pagnotta di pane fresco, qualche aroma che mi mancava in cucina e un limone per cucinare il resto del tonno!

Recuperati anche i dormiglioni di Santi Byron lasciamo il porto con l’intenzione di trovare una caletta dove fermarci per un rapido tuffo. Niente da fare: le calette sono sì spettacolari, ma l’acqua è infestata dalle meduse. Accanniamo a decidiamo di fare prua verso l’isola d’Elba dove sostare per un bagnetto pomeridiano.

Ci attendono una 30ina di miglia di navigazione (forse, non ricordo esattamente). Pigramente, vele al vento, doppiamo la parte ovest dell’Elba godendoci aperitivo e pranzetto all’aperto mentre raggiungiamo la nostra baietta a Punta della Fetovaia (meta obbligata di tutte le esercitazioni di carteggio!). L’acqua è spettacolare ma per me è ancora fredda (sorry, tornerò per questo ad agosto). Ci fermiamo un po’ per fare convivio tra le due ciurme (aperitivi e cazzeggio de riguer) e nel pomeriggio leviamo l’ancora.

Eh sì… si fa presto a dire salpiamo l’ancora! Insomma, tra un tentativo e l’altro, la notte precedente, con Gianluca abbiamo leggermente spanato la ghiera del salpancora… leggermente, ripeto, ma quel tanto che basta per rendere inutilizzabile il salpancora elettrico.

Volete sapere quanto pesano 30 metri di catena più l’ancora? una enormità… soprattutto se il muscolo non vi assiste. Insomma l’abbiamo dovuta tirare su a mano… una fatica della madonna…

tramonto in barca all\'arcipelago toscanoAlla fine però ce l’abbiamo fatta. Prua per 180° e via verso la nostra meta finale: Fiumicino. Navigazione tranquilla in mezzo a quel pezzo di mare spettacolare che è l’acipelago toscano. Doppiamo il Giglio, Giannutri, Montecristo avvistando ogni tanto bracnhi di tonnetti e qualche altre epifanico delfino.

Si fa notte, ci concediamo una ennesima gran bella cena (eh beh… indovinate chi è il cuoco di bordo…) annaffiata dall’ultima bottiglia di vino francese ed ancora una volta io mi offro volontaria per i primi turni al timone. Reggerò fino alle quattro del mattino, un freddo ed una umidità che non vi dico, cedendo poi, finalmente, alla stanchezza.

All’alba siamo in vista di Fiumicino. L’avventura sta per finire. Si alza una brezza e proviamo a tirare un paio di bordi bolinando solo a vela. Purtroppo dura poco. La brezza scema e l’imboccatura di Fiumara ci è davanti. Sì, è proprio finita.

Roma-Fiumicino: 360 miglia di blu….

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Responses

  1. E si ….. il fascino della navigazione d’altura …… !
    La SUPERBIGNAVIGATION è proprio il top ! 😉
    E’ molto diverso dal vedere chi è più veloce a girare intorno a tre boe.
    Tempi diversi, ritmi diversi, luoghi da scoprire, nuove baie e nuovi ancoraggi ……………
    Comlimenti per il bel racconto.
    Buon Vento!
    skipper

  2. ahh si respira aria di mare!

    BV
    Litte Jhon

  3. ah mi dimenticavo di aggiungere una battutina cattivella su “una vecchia esperienza, ma una delle più belle (eh bè… il fascino della navigazione d’altura sul neofita…): il trasferimento dei due Harmony47 nuovi di zecca di HM, nel giugno dello scorso annoil trasferimento dei due Harmony47 nuovi di zecca di HM, nel giugno dello scorso anno”

    ma come, la superbignavigation dello scorso giugno VECCHIA (!) e, poi, attenta ad usare la parola NEOFITA, sennò quando racconterò delle mie avventure nel giugno 1991, qualcuno potrebbe iniziare a considerarmi un simpatico vegliardo!
    😉
    saluti
    skipper


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