Pubblicato da: troppitrippi | giugno 10, 2008

tender to heaven

Venerdì 30 maggio – lunedì 2 giugno

Cala del FranceseUn tender per il paradiso. E’ quello che ho desiderato in almeno un paio di momenti durante il tragitto di rientro da Ponza, alla fine del ponte del 2 giugno. Così come in altri momenti mi è sembrato davvero di stare su un tender con destinazione paradiso! Ecco come è andata.

Con il resto della ciurma decidiamo finalmente di goderci la “nostra” barca tutti insieme approfittando dell’extra time concesso dalla festività del 2 giugno. Per i non romani una nota è d’obbligo: dal punto di vista crocieristico Fiumicino (come Ostia) è un porto di partenza davvero sfigato. Bene che vada, con una normale barca a vela ti ci vogliono 8/9 ore di navigazione per andare verso acque invitanti, che sia Ponza o l’Isola del Giglio.

In questa occasione decidiamo per Ponza. Io non ci sono mai stata e quindi voto decisamente a favore. Nei giorni precedenti la partenza le previsioni meteo (evidentemente prezzolate dall’industria del turismo che ormai campa solo di ponti!) davano un we fantastiko, alta pressione come nun s’era mai vista sulla penisola, e per noi diretti verso i mari del sud, vento in poppa sia all’andata che al ritorno! Solo a ridosso del venerdì qualche meteoman più serio comincia ad avanzare riserve sulla tenuta dell’alta pressione fino al lunedì… ma niente paura, appena lievi cedimenti di questo muraglione da 1018 hp in grado di produrre solo qualche rovescio nelle zone interne.

Confortati dal meteo, come sempre di corsa, gestiamo i preparativi per la partenza: chi ai cibaggi e chi ai beveraggi, ci dividiamo i compiti per la cambusa. Pasti leggeri mi raccomando, che il mare fa passare l’appetito (e difatti ci siamo destreggiati tra lasagna al pesto e al ragù, carbonara, matriciana e via condendo!). I beveraggi anch’essi abbastanza contenuti: birra a volontà, vino bianco e rosso (13 litri appena), spumantini e champagnini, limoncello, grappa e sambuca… e scusate se è poco!

Altre imbarcazioni a PalmarolaAppuntamento in darsena alle 22:00 abbondanti del venerdì… tanto se notturna deve essere, tanto vale prendersela con calma. Tra una cosa e l’altra riusciamo a mollare gli ormeggi a mezzanotte precisa ma, acc… porc… dannaz… uscendo dal canale di Fiumicino prendiamo la lenza di un pescatore portandogli via la canna (sarebbe proibito pescare ma nessuno se ne cura). Non lo avessimo mai fatto: ci siamo tirati addosso tutte le maledizioni e le makumbe che un pescatore abusivo può pensare di mandarti se gli tiri via la canna!

ce-ne-ricorderemo-in-seguito!

Appena al largo ecco la situazione: onda lunga da mare forza 6 della notte precedente e brezza sugli 8/10 nodi. L’ideale per issare su randa… se la brezza non ti arrivasse proprio sparata sul naso! Insomma la nostra rotta è per 150°, il vento arriva dritto da 150°… alla faccia del vento in poppa! Tra un assestamento e l’altro alla fine riusciamo a far portare la vela maestra, conquistando la strabiliante velocità di crociera, vela-motore, di 5,5 nodi, con punte estreme di 6.

Destinazione Palmarola. La notte passa tranquilla, tra piccoli aggiustamenti alla regolazione della randa per guadagnare quello 0,1 che fa la differenza, continui occhieggiamenti per individuare – nella notte scura – le boe nere di un allevamento di pesci non segnalato sulle carte o sul GPS (si trova tra Nettuno e Anzio a circa 2/3 miglia dalla costa), e tentativi fallimentari di avvistamento della stella polare.

Un\'altra vista della cala del franceseAl mattino l’arcipelago pontino ci si palesa davanti e verso le 9:00 diamo ancora a Palmarola, nella cala del francese (se dovete cercarla sulla carte, cercatela con il vero nome: cala di porto! se dovete chiedere info agli habituée dell’isola, chiedete della cala del francese!).

Il posto è splendido: la caletta è un anfiteatro di roccia dalle più svariate conformazioni geologiche. Da sinistra verso destra scivolano sotto gli occhi una scogliera di roccia basaltica scura, una cornice di arenaria grigia, una intersezione di calcare bianchissimo (probabilmente gesso) e di nuovo, a chiudere questa magnifica quinta che incornicia un mare da laguna blu, un’altra scogliera basaltica. Spettacolare davvero! penso proprio di aver preso un tender per il paradiso!!

La cala del Francese con il FranceseIl posto è magnifico, con un qualche via via di imbarcazioni che fortunatamente abbandoneranno il campo sul far del pomeriggio. Peccato per le meduse che rendono il bagno disagevole. In ogni caso tra colazione, sistemazione e riposo, la mattina va via… mentre la fame monta! Che dire, all’una siamo già con la gambe sotto al tavolino pronti per il primo di una serie di aperitivi! Il pomeriggio scendiamo a terra con il nostro fantastiko tender e ne approfitto per raccogliere qualche sasso.

I sassi di Palmarola sono incredibili… ho raccolto piccole miniature di Giove, Saturno, Urano… hanno delle meravigliose striature concentriche che li fanno sembrare pianeti lontani e conferiscono loro una provenienza da altri mondi. Bellissimi!

Alla sera, aperitivo di rigore dal francese con vista sul tramonto.

NB: il francese è davvero francese. Vive gestendo l’unico ristorante di Palmarola da maggio a settembre. Per il resto dell’anno gira, vaga, viaggia, girovaga e vagabonda dove lo porta il cuore… uno che ha capito tutto della vita!

Il Cisky in azione con la canna da pescaDomenica mattina parte la spedizione “pesca d’altura”! Il Cisky armato di una canna da pesca nuova di zecca, amo, lenza ed esca per la pesca alla trota (avete indovinato… è un regalo di natale!) si improvvisa pecatore. Sotto di noi transitano banchi di pesci bastardissimi (in particolare le occhiate di Palmarola che nessun pescatore a memoria d’uomo è mai riuscito a tirare su!!!) che si buttano a frotte sulla pastura, ma col cavolo che abboccano all’amo!

Che dire… spedizione alquanto fallimentare! meno male che abbiamo la lasagna in quantità!

Sul tardi ci muoviamo verso Ponza ed è un via via di motoscafi roboanti di dimensioni inaudite che ti arrivano davanti in formazione compatta che manco le frecce tricolori! Fortunatamente andiamo per direzioni opposte, anche se passiamo l’intero tragitto a slalomare tra questi mostri del mare.

Arrivando da Palmarola si scoprono alcune delle calette più recondite di Ponza, fino alla rinomata Chiaia di Luna che è veramente bella. Noi passiamo oltre diretti al Porto. Ponza city è una perla, casette colorate e curatissime organizzano un paesaggio profondamente mediterraneo che quasi quasi dimentichi di stare sulle coste laziali.

In rada a PonzaVi risparmio i dettagli mangerecci per darvi qualche dritta di pubblica utilità. Nella libera repubblica di Ponza trovare posto in banchina è impossibile. Hanno prezzi da paura e comunque non ve li danno perché sono riservati agli habituèe (che vengano o meno). Quindi, se volete sostare a Ponza ci sono due alternative: arrivare nel primo pomeriggio (max per le 16:00) e dare ancora in rada (con il tender potete raggiungere sia la terraferma che la spiaggia del Frontone). Arrivare nel primo pomeriggio e segnarsi presso la Capitaneria di porto per un posto in transito. Se scegliete questa alternativa verso le 19:00 si palesa la vedetta che chiama i pochissimi fortunati. Gli altri, se hanno ormeggiato bene staranno in rada. Se hanno ormeggiato male dovranno andare a cercare fortuna altrove!

Il consiglio è quindi: scegliete subito per la rada e fate un bell’ancoraggio definitivo!

In tender (soprattutto se avete un motore potente come il nostro mariner 2,5 cavalli….) potete raggiungere la spiaggia del Frontone. Niente di che come scenografia naturale (c’è di meglio), ma è un passaggio obbligato per l’aperitivo pomeridiano! Se volete un bel bagno, andate verso l’arco naturale.

Lasciando la cala del franceseTra un cosa e l’altra la domenica passa in fretta. Riusciamo a finire la serata con tanto di musica live (l’augusto non ha mancato di portare chitarra e canzoniere) che è già quasi l’una di notte. L’indomani la sveglia è all’alba. Dobbiamo essere di rientro in darsena per max le 19:00, in tempo perché uno della ciurma possa prendere l’ultimo aereo per Milano.

Lunedì alle 5:00 del mattino noi donne di Mareluna siamo già tutte sveglie a salutare l’alba e l’isola. Alle 6:00 leviamo gli ormeggi e in scia con un altro paio di imbarcazioni, lasciamo Ponza. Destinazione Fiumicino, rotta per 330°.

Volete sapere da che direzione arriva la brezza che troviamo subito dopo aver scapolato Ponza? Ovviamente da 330°. Anche a questo giro il vento ci arriva da dritto in faccia! Per le prime due ore avanziamo a secco di vele: in attesa che si stabilizzi il vento (tradotto, nella speranza che cambi, anche solo di una trentina di gradi), decidiamo che non vale la pena allungare la rotta per sfruttare quegli 8/10 nodi.

Alle 9:00 cambia tutto. Il vento monta con intensità e rapidità crescente. Il mare fa altrettanto. In breve ci troviamo con 30 nodi di maestrale e 2 metri e mezzo d’onda dritti di prua. Il motore della nostra barchetta non ce la fa. Non ci rimane altra alternativa che dare due mani di terzaroli alla randa, srollare un pezzettino di fiocco (siamo in assetto da crociera sia chiaro, le vele buone sono in magazzino in attesa della prossima sfida velica su un campo di regata!) e ridossare sottocosta.

yes, this is heaven!Vento e mare crescono, con randa e fiocchettino – senza motore – filiamo via a 7 nodi, anche 7 nodi e mezzo, con le onde che ci rovesciano addosso secchiate d’acqua che è una bellezza! Scapolato capo d’Anzio (facciamo rotta per Nettuno perché, alle brutte, se ci dice male chiediamo asilo politico in porto e sbarchiamo Blue che deve prendere l’aereo) decidiamo di proseguire. Con questa velocità se le condizioni non peggiorano dovremmo farcela per le 19:00.

Dopo Anzio il vento gira: se prima avevamo 30 nodi di maestrale dritti contro, ora ci ritroviamo con 30 nodi di grecale e le onde incrociate che non si sa da che parte arrivano. Ad un certo punto ci ingavoniamo di brutto con la barca che si pianta, mentre il vento tira giù raffiche che ci sbandano paurosamente, nonostante abbiamo a riva il minimo della velatura.

Ma impavidi andiamo avanti (tanto non potremmo fare altro) e tra un’onda e l’altra arriviamo in vista di Ostia verso le 18:00. Il vento comincia a calare e al timone tiro l’ultima bolina fino a Fiumicino. Alle 19:00 precise siamo in banchina. Dopo appena 13 ore di tagadà sull’acqua!

Ora, non vorrei sembrare esagerata… ma a me queste 13 ore di sfida contro vento e mare sono letteralmente volate via. Certo, in alcuni momenti ho desiderato davvero un tender per il paradiso che mi portasse via dalla furia degli elementi (in particolare quando un paio di secchiate d’acqua mi sono scivolate giù per la schiena…) ma dopo un cambio asciutto mi sono riconcliata con il mare.

simply blueInfine due postille.

La prima è relativa alla mia bimba che si è comportata da vero marinaio ed ha affrontato il mare senza paura e senza piagnistei!

La seconda è invece dedicata all’insegnamento del giorno: mai mai e poi mai salire in barca senza cerata e stivali! neanche se il meteo ti promette climi tropicali e se devi andare soltanto in crociera e soltanto per un paio di giorni. La morale è: imbarca prima cerata e stivali e poi tutto il resto!

Aloha!

PS: il tender per il paradiso esiste davvero. L’ho incrociato tra decine e decine di altri tender a Ponza e quella scritta – tender to heaven – non ha mancato di solleticare fantasticherie di varia natura!

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Responses

  1. e brava TroppiTrippi !!
    era un po’ che mancavi …… e adesso te ne esci con un bel articolone ….
    bene bene bene …. anche per la tua bimba …. che , dato le condizioni in cui avete navigato …. poteva anche prenderla male!

    saluti
    skipper

  2. Grazie Skipper! eh sì, la mia bimba (11 anni tra pochi giorni) è stata davvero brava. Figurati che con il papà è stata anche a prua brandendo la spada in una messinscena di Pirati dei Caraibi!
    Comunque ti confesso che a me la crociera piace poco… in particolare per i riti mangerecci da osservare tre volte al giorno! Preferisco di gran lunga l’adrenalina da regata.
    Peccato che siamo divisi – non dal mare ma dalla terraferma – sennò venivo a farti da equipaggio 😉


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