Pubblicato da: troppitrippi | giugno 12, 2008

la vela è un’arte

… e le vele una scienza… inesatta quando ne determini le regole… esattissima quando si tratta di eccezioni!

E confortata da questo pensiero mi accingo a leggere un nuovo manuale sulla regolazione delle vele, alla ricerca di costanti ma con l’intima certezza che in realtà non ce ne siano!

Il manuale che ho sottomano (quasi finito di leggere) è “L’arte e la scienza delle vele. Guida alla fabbricazione, alla manutenzione, ai nuovi materiali e alla teoria aerodinamica delle vele”, edito dalla solita Mursia ma scritto da una autorità del settore – il sòr Tom Whidden – cioè il patron della North Sails, e quindi uno che sull’arte della fabbricazione-di-vele-che-portano ci campa.

Come si dice qui nella capitale immorale del paese, famo a fidasse, quindi!

La prima cosa che il buon Whidden fa è di sgretolare l’unica granitica certezza del velista teorico: il principio di Venturi come regola determinante nella interazione del flusso tra randa e genoa (con buona pace del dito sul tubo dell’acqua che da generazioni illustra tale immanente principio fisico)!

Vi risparmio l’ampia discettazione di fluido e aerodinamica che supporta questa azione di puro terrorismo psicologico 😀 che però… però… rimette in gioco – e con grande enfasi – due pilastri minori della vela per principianti: lo strato limite e la condizione di Kutta. Come tutti, e sottolineo tutti, sappiamo la condizione di Kutta ci dice che si ha portanza se i flussi in uscita da entrambi i bordi di un profilo alare escono all stessa velocità. Citando testualmente da un altro tomo che non può mancare nella vostra biblioteca base [1] (Le vele. Comprendere, regolare, ottimizzare – di Bertrand Cheret, della solita Mursia):

un profilo alare è correttamente orientato – senza separazione del flusso – quando i flussi d’intradosso e d’estradosso raggiungono il bordo d’uscita con velocità uguali

E sappiamo che a pari velocità corrisponde pari pressione… quindi col piffero che ci può essere un effetto venturi nel canale tra estradosso della randa e intradosso del genoa (pirla voi che l’avete sempre creduto!). In realtà, ci dice Whidden (che però si è sciroppato anche lui gli studi di Arvel Gentry sulle lamine piane) la condizione di kutta è soddisfatta anche se ipotizziamo un altro flusso – chiamato circolatorio – che si aggiunge al normale flusso laminare del vento velocità. In pratica, data una condizione iniziale correlata alla stagnazione dei flussi (linea di ristagno e strato limite), si innesca un flusso circolatorio esterno a randa e genoa (una sorta di megaflusso) che genera:

  • un upwash (una portanza) per il genoa sul bordo di attacco e una maggiore velocità sul bordo di uscita
  • un downwash (un ristagno) sul bordo d’attacco della randa e quindi una velocità del flusso del lato di sottovento della randa minore

Quindi, se la velocità è minore, l’aumento della pressione necessario affinchè sul bordo di uscita della randa venga rispettata la condizione di Kutta è meno brusco. Ciò rende meno probabile il distacco del flusso dalla randa. E allora, è confermato che il fiocco aiuta la randa, ma per ragioni del tutto opposte!

Ma vengo alla dritta che volevo darvi quando ho iniziato questo post. Eh sì, mica volevo solo fare scempio delle vostre poche certezze! Allora la dritta riguarda la regolazione del carrello del genoa.

Sappiamo tutti – e sottolineo di nuovo tutti – che in linea di massima si sposta il carrello verso prua per avere una vela più grassa (opzione consigliata con venti leggeri e mare poco formato, ma sconsigliabile in altre situazioni perché così si sposta il grasso verso poppa e la vela è meno tollerante alle c*****te vostre o del timoniere 😀

Al contrario, si sposta il carrello (e quindi il punto di scotta) indietro per smagrire la vela e svergolare la balumina (opzione da praticare man mano che il vento rinforza). Ma come accidenti capire qual è la regolazione ottimale??? Cioè, anche dato per assodato che almeno in linea di massima sappiamo quando portarlo avanti o indietro… quanto accidenti avanti o quanto accidenti indietro va spostato il nostro simpatico punto di scotta? Dai, diciamolo, non tutti sono capaci di calcolare ad occhio se la fantomatica bisettrice che parte dal punto di scotta verso il punto mediano dell’inferitura arriva davvero al punto mediano dell’inferitura! Non so quanto siano grandi le vostre vele di prua… quella di MareLuna come superficie cuba più o meno quanto il mio appartamento!

Il buon Whidden ci suggerisce la seguente pratica (che ho personalmente sperimentato): se il carrello è correttamente regolato andando all’orza la vela si sventerà nello stesso momento lungo tutta l’inferitura (i filetti segnavento del bordo sopravvento andranno in stallo tutti nello stesso momento).

Se si sventano prima i filetti del terzo inferiore dovete spostare il punto di scotta indietro verso poppa.

Se si sventano prima i filetti del terzo superiore dovete spostare in avanti il punto di scotta.

Ricordate la regola: inferiore=indietro!

Grazie Whidden per questo tuo illuminante consiglio!

Il velista principiante te ne è grato e ti perdona di avergli stroncato l’unica certezza della sua vita: il canale di venturi!

[1] e mi perdoni il buon matteo rinaldi e il suo “Capriccio prodiero”, la bibbia del velista moderno, se non lo nomino nella biblioteca base!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: