Pubblicato da: troppitrippi | luglio 20, 2008

il mio primo mare. forza 5

Venerdì 11 – lunedì 14 luglio

La decisione. Come è stata la vostra prima volta? Intendo la prima volta in cui, ormai felicemente patentati e con qualche miglio sulle spalle, avete deciso di lasciare gli ormeggi da soli. Immagino che in genere la prima uscita sia quella davanti al porto, giusto il tempo di uscire, issare vele e tirare un paio di bordi per poi rientrare, con ancora un po’ di magone, felici e trionfanti al proprio posto barca.

Il Cisky ed io, per la nostra prima uscita da soli, senza assistenza esperta, decidiamo di andarcene all’Argentario, imbarcare lì un paio di amici, fare una puntatina al Giglio e tornarcene in porto a Fiumicino. Totale: 120 miglia e passa di navigazione.

Tutto è pronto. Venerdì ci vediamo in banchina subito dopo il lavoro, il tempo di fare cambusa, dare una lavata al ponte e via, alle 19:30 molliamo gli ormeggi. Da soli. Per la prima volta.

La notturna

di notte navigando verso l'Argentario

di notte navigando verso l'Argentario

Ci aspetta una bella notturna, di quelle ideali, senza vento e senza mare. Impostiamo il GPS, il pilota automatico, i turni e la notte scorre via tranquilla. Ogni tanto si alza una lieve brezza di terra, la randa porta e si può srollare anche il genoa.

Tutto procede. Ci impegnamo a fare il punto nave ogni ora (la navigazione costiera ha le sue insidie), e – addirittura – da Capo Linaro lo riportiamo anche sulla carta (ehm… abbiamo la carta nautica solo da Civitavecchia all’Argentario…).

Alle 5 è giorno fatto e l’Argentario si fa sempre più vicino. Si alza una bella brezza che si stende sui 12 nodi. Spengo motore e tiro a vela fino a Cala Galera. Alle 6, fiduciosa come solo che non è mai stato per mare può esserlo, chiamo il Marina di Cala Galera sul canale di servizio indicato nel portolano. Dice anche “Accesso continuo e assistenza h24”. Mah! sarà… ma al VHF non mi risponde nessuno.

Non importa. I nostri amici saranno lì non prima delle 9, anche 9.30. Diamo ancora davanti al marina. Il fondo è di quelli tranquilli, solo sabbia, niente rocce e niente alghe. E’ calato anche il vento. E così il mio primo ancoraggio in solitaria va a buon fine. L’ancora prende… al primo tentativo!

Riposiamo un po’, mettiamo le life line (i nostri amici hanno due bambini e la prudenza non è mai troppa), ci prepariamo un thè e aspettiamo che qualcuno si svegli a Cala Galera.

La cosa avviene per le 8 circa. Chiediamo un posto in transito per un paio d’ore, giusto il tempo si aspettare i nostri amici e imbarcarli ma, ovviamente, la risposta d’ordinanza è: siamo pieni. Inizia una serrata fase negoziale in cui riusciamo a strappare un ormeggio in banchina per quella ventina di minuti necessari a far salire i nostri passeggeri. Entriamo nel marina, piccoli piccoli con il nostro X 37, mentre cominciano ad uscire cose enormi, in genere a motore a tre piani con attico! Imbarchiamo la famiglia e dirigiamo subito verso il Giglio.

Rotta verso il Giglio

Lara al timone dopo dieci anni!

Lara al timone dopo dieci anni!

La giornata promette bene. C’è una bella brezza che ci porta fino all’isola del Giglio in un paio d’ore. Cerchiamo subito “le cannelle” la caletta indicata anche dal giornale della vela come “ideale ancoraggio in rada”! Ma, accidenti, sarebbe quella??? Siamo davanti a una minuscola rada, di quelle che in due si sta stretti, con un fondale da 15 metri!!! misto roccia! e neanche del tutto riparata dal vento di SW che tirava. Decidiamo che non fa per noi e tiriamo dritti fino a Giglio porto. Qui riusciamo a strappare un ormeggio temporaneo di qualche ora. Giusto il tempo di fare un bel bagno, mangiare qualcosina, fare un giretto. L’acqua al Giglio è veramente notevole: cristallina, e color smeraldo. Fin qui è tutto perfetto, e ne approfittiamo per chiedere consigli su dove dirottare per la notte. L’indomani è atteso uno sciroccone di quelli cattivi. Ci conviene andare subito verso Porto S. Stefano e passare lì la notte in rada, al riparo dallo scirocco.

A Porto S. Stefano dirigiamo verso Pozzarello, una bella caletta  appena fuori dal paese che sembra riparata dai venti da sud. Il fondo è di alghe ma – incredibilmente – anche questo secondo ancoraggio sembra tenere alla grande! Possiamo cenare con tranquillità, fare quattro chiacchiere e finalmente a notte fatta, andare a dormire un po’. I nostri amici – che hanno rimesso piede in barca dopo dieci anni – sono leggermente ansiosi e saltuariamente si alzano per controllare l’ancoraggio. Verso le 3 di notte infatti ha cominciato a soffiare un po’ di scirocco, che però, a parte un leggero brandeggio, per ora non sembra preoccupante.

Lo scirocco. Al mattino la giornata è come da previsioni: cupa, ventosa, che minaccia pioggia. Prepariamo la colazione, sistemiamo le cuccette e, mentre cominciano a venire giù i primi goccioloni di pioggia… l’ancora si speda. Lo scirocco soffia già (nella parte riparata dell’Argentario!) a 25 nodi! In un secondo siamo tutti in pozzetto: io e Marco all’ancora, il Cisky al timone, Lara di supporto per qualsiasi evenienza. Salpiamo l’ancora che tira su una cosa mai vista, una specie di enorme treccione di radici di alghe! Certo che l’ancora teneva: era andata a incastrarsi in questa specie di gomena da nave dei pirati (avrà avuto uno spessore di 15 centimetri!) che però aveva ceduto di schianto sotto la botta di scirocco. Ritentiamo l’ancoraggio, una due, tre, quattro volte… ma non c’è niente da fare: la nostra Bruce non riesce a fare testa sulla fitta prateria di alghe del fondale.

Il tempo intanto peggiora, dirigiamo verso il porto mentre io mi attacco al VHF per trovare un ormeggio, almeno temporaneo. Ovviamente neanche a Porto S. Stefano c’è nulla da fare. Tutto pieno. Tutto prenotato… e se non ti tiene l’ancora o non te la senti di dare ancora in 15, 16 metri di fondale sotto lo scirocco sono problemi tuoi! Alla fine ormeggiamo abusivamente alla banchina comunale (porto vecchio). Facciamo sbarcare i nostri amici (che devono anche organizzarsi per andare a riprendere la macchina a Cala Galera) e continuiamo a telefonare a destra e a manca per un posto in transito.

In banchina

In banchina

E’ già pomeriggio inoltrato quando alla fine, grazie soprattutto all’appoggio a terra di Marco (che contrattava in puro stile levantino), troviamo un posto al Porto Domiziano. E’ della Lega Navale, un posto barca attrezzato per i disabili (nella foto vedete l’argano che consente di far salire a bordo le persone con disabilità) che per quella domenica non è utilizzato. E’ nostro fino alle 9 di domani!

Salvi! Siamo salvi e così rincuorati passiamo il resto della giornata. Il tempo di far mangiare i bambini e i nostri amici decidono di partire. Anche se il tempo sta migliorando, i bimbi sono un po’ stanchi e comunque non si sarebbe tempo di un altro bagno!
Il Cisky ed io, rimasti soli proviamo ad organizzarci per il rientro. Alle 19 lo scirocco cade del tutto, come da previsioni. Ma in compenso per l’indomani è previsto un W forza 5 in rotazione verso NW. Così dice il meteomar sul canale 68. Non mi fido più di tanto e da un Internet point controllo le carte su LAMMA. Oh mio dio! la situazione è preoccupante: dappertutto nel mediterrano occidentale sono in atto violente burrasche, a ovest di Corsica e Sardegna è tutto un W F8 che sicuramente porta onda anche sul Tirreno, in particolare dalle bocche di Bonifacio. Le carte confermano questa ipotesi. Faccio un po’ di calcoli sulla base dell’evoluzione prevista di vento e onda mi sembra che la finestra migliore per partire (considerando che nove ore di navigazione per rientrare ci vogliono tutte) sia verso le 4 del mattino, in modo da precedere, seppur di poco, il forza 5 atteso sotto Civitavecchia.

L’attesa. La sveglia è puntata alle 3:30. Ma io non dormo. A mezzanotte si è levato un vento deciso da N che fa brandeggiare violentemente la barca. Alle 2 sono in piedi per sentire il bollettino sul 68 , sperando in un miracoloso cambio delle previsioni. Alle 3 sono in giro sulle banchine a osservare i movimenti del porto: una barca straniera – marito al timone e moglie alle manovre – si è ormeggiata in banchina incurante delle proteste del guardiano. Più in là un Jeanneau attracca alla banchina del benzinaio. Nelle voci e negli sguardi c’è fatica, stanchezza e preoccupazione. Si vede che è gente che viene dal Mar Ligure, probabimente hanno preso in pieno il forza 7 in atto da quelle parti e ormai sono allo stremo delle forze.

Alle 3:30 si sveglia anche il Cisky: il vento non ha mollato. Meglio attendere che sia giorno fatto. Io non me la sento di affrontare un mare dove non so che vento soffia, di notte.

Il rientro

Alle spalle l'Argentario

Alle spalle l'Argentario

Alle 6 il sole irradia ottimismo. Molliamo gli ormeggi e fiduciosi prendiamo la via del ritorno.
Appena lasciato l’Argentario troviamo onda lunga. Dapprima un paio di metri di onda su cui surfiamo con grande nonchalance, che via via aumenta. Al traverso di Montalto di Castro abbiamo tre metri di onda lunga. A Civitavecchia soffia anche il vento. Che rinforza progressivamente. A Capo Linaro siamo sui 17 – 20 nodi con quasi 4 metri di onda. Che ora comincia ad essere onda da mare vivo.

Il Forza 5 è arrivato. Ma non da W come dichiarato sul bollettino, bensì da SW. E’ libeccio. Una bella libecciata che va a montare (invece di stendere come avrebbe fatto un WNW) le onde dello scirocco di domenica. Dietro di noi, a poppa, si innalzano montagne d’acqua che se poco poco ti fermi a guardarle ti prende un magone da paura. Ma la barca tiene il mare splendidamente, nonostante i timonieri! Al timone continuiamo ad alternarci il Cisky ed io.Ma ancora per poco, so che appena il vento o il mare rinforzeranno un altro po’ per me sarà impossibile tenere Mareluna.
A Capo Linaro siamo pericolosalmente scesi di rotta. Il Cisky si è fatto ammaliare dalla falsa sicurezza del ridosso verso terra. Qui è una zona di secche assassine che si spingono anche diverse miglia al largo. Forse in momenti di calma non sono pericolose, ma con 4 metri d’onda possono essere fatali per la nostra barca. Riprendo il largo quanto più velocemente possibile.
Fuori il vento continua a montare. Ormai dobbiamo ridurre il fiocco. Lasciarne un fazzoletto, una tormentina giusto per stabilizzare. Il rollafiocco decide di incattivarsi irrimediabilmente proprio in questa occasione. Bisogna andare a prua. Il Cisky si fionda mentre io urlo al vento di indossare il giubbino salvagente e agganciarsi alla life-line. Niente da fare non mi sente. Fa avanti e indietro nel tentativo di sistemare il rollafiocco ma non c’è nulla da fare. Si può soltanto ammainare. Da solo, con vento e mare che non vi dico, il Cisky ammaina il genoa, un genova al 130% in pesantissimo dacron che in genere ammainiamo in 3 persone, facendo pure fatica.

Torna in pozzetto stremato (ma fortunatamente torna!) ma deve riprendere il timone. Ormai ci stiamo avvicinando a Fiumicino e le condizioni meteo sono critiche. Non so se si può entrare nel porto-canale. Mi attacco al VHF, tanto per cambiare. Alla fine sul 16 mi risponde la Capitaneria con queste rassicuranti parole: in porto si può entrare, a nostro rischio e pericolo. Comincio a chiedere assistenza per il rientro, ma la risposta è che mi conviene ridossare a Civitavecchia, l’unico porto nel Lazio dove si entra anche con venti dai quadranti meridionali.

Vi lascio immaginare lo sconforto. Siamo prossimi a casa. Vediamo i fanali dell’imboccatura e ci dicono di tornare su a Civitavecchia, che in condizioni normali sono 4-5 ore, con quel mare non meno di 8. E comunque, dopo 12 ore al timone siamo ormai allo stremo delle forze.
Chiamo l’augusto per un consiglio ed un conforto (sono sempre sotto tra cellulare e VHF). Mi dice di fare moltissima attenzione, l’entrata è pericolosa per il frangente che può traversare la barca e mandarla a scogli contro i frangiflutti, ma non dovrebbe esserci barra. La cuginetta IsolaGrande era rientrata un paio d’ore prima (con nostro grande sollievo, visto che l’avevamo sentita chiamare dalla capitaneria per VHF qualche ora prima). Insomma, ricevuti i consigli riemergo in pozzetto.
Giusto il tempo di riferire al Cisky l’informazione critica: “fare attenzione al frangente” che questo si materializza davanti ai miei occhi. E subito dopo sulla nostra barca.

Segue una fase piuttosto concitata. Non appena mi è possibile mi riattacco al VHF sul 16, in contatto radio con la Capitaneria a cui chiedo disperatamente assistenza per entrare. Le comunicazioni sono nel frattempo concitate e confuse. In contemporanea la Capitaneria sta gestendo un’altra richiesta di assistenza, per cui facciamo tutti una grande confusione con le informazioni date/richieste. Mandano comunque una motovedetta che però non può fare altro che rassicurare con la sua presenza. Ci staziona intorno per un paio di minuti e dopo si dirige verso il largo dove presumibilmente c’è l’altra imbarcazione in difficoltà.

L’epilogo. Alla fine, il Cisky decide (il tutto per tutto). Raccoglie le ultime forze. Sceglie il momento e imbocca deciso il canale. Siamo dentro, ma non ancora fuori pericolo! All’imboccatura del canale si scontra infatti il mare, montato dallo scirocco prima e dal libeccio poi, che vuole entrare, e la portata del canale (un braccio artificiale del Tevere) che vuole uscire. Il classico scontro fra titani. E noi in mezzo.
Sulle banchine la gente ammucchiata ci segue con apprensione. Sono tutti in silenzio. Con il fiato sospeso. Avanziamo lentissimamente resistendo agli opposti flutti, siamo sempre più dentro il canale, 100 metri, 200 metri, 300 metri. Scoppia l’applauso. Da un traghetto ormeggiato ci salutano con il segno della vittoria (evidentemente i marinai avevano seguito tutto da VHF). Il nostro Zipper che si era precipitato a darci una mano scatta verso la darsena per aiutarci nell’ormeggio. In banchina ci aspetta anche l’augusto.
E’ finita. E’ davvero finita. Ed è finita bene. Il mio primo mare forza 5 si conclude qui. Con un aperitivo al bar.

Le lezioni apprese

Direi che l’esperienza è stata grandemente istruttiva. Ho appreso un sacco di lezioni. Ecco le principali:

1) navigare sempre con le carte. Il GPS non è la stessa cosa. La rotta va studiata prima perché ci possono essere mille piccole insidie lungocosta che sul GPS non vedi immediatamente.

2) all’ancora si fanno i turni. A meno che non ci sia completa calma di vento, è sempre bene controllare la tenuta dell’ormeggio.

3) in Italia non esistono “posti in transito” per chi naviga davvero (sono sempre prenotati con mesi di anticipo e quindi non sono posti in transito e quindi non ci sono per chi ne ha davvero necessità)

4) in mare sei da solo. Ci sono situazioni in cui nessuno a parte te stesso ti può aiutare.

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Responses

  1. Ce la menano che mancano i posti barca ma quelli che mancano davvero sono solo i posti in transito. E’ scandaloso che un marinaio, sopratutto se in difficolta’, non trovi un buco in cui riposare se stesso e la barca.

    Per non parlare deiporti con ingressi ridossati.

    Complimenti, bel racconto.

  2. Complimenti, un bellissimo racocnto che far venir voglia di tornare subito in barca, anche se sono sceso da 3 ore scarse, per rivivere emozioni imperdibili.
    E congraturlazioni per il tormentato rientro!

  3. Complimenti per lo stile della scrittura! sembra un libro di avventure! Anche se non siamo venuti con voi ho vissuto intnsamente tutte le vicissitidini che avete passato!. Veramente emozionante! La prossima volta non ce la perderemo! Grandi Ciski e Rachele!

  4. ciao, che bel racconto… sei riuscita a far sentire tutta la tensione e l’ansia di quei momenti…
    la preoccupazione più grande è quella di sapere che, se ne hai bisogno, nella maggior pate dei casi non c’è porto dove riparare e davvero conti solo su te stesso…

  5. racconto degno del miglior Sergio Barbarèn…complimenti!
    assurda la situazione dei porti italiani sulle banchine di transito gestite da “logge massoniche territoriali”

  6. Grazie! Grazie a tutti… il rientro è stato davvero tormentato e ci sono stati momenti, quando il frangente ci ha traversato all’imboccatura, in cui ce la siamo cavata solo perché lassù qualcuno ci vuole bene e ci/mi ha preso per i capelli.

    @Marco: non vedo l’ora che finalmente accetti l’invito per una gita in barca con noi… ti prometto che il Cisky ed io non saremo da meno… facciamo un bel forza 7!!!

    PS: sulla portualità italiana, aspettate il prossimo post! ne sentirete delle altre…

  7. Bel racconto davvero. Solo che diversamente da Eugenio a me non fa venire voglia di tornare in barca. Proprio il contrario, guarda te. Domani rimetto in sesto la Lambretta. Addirittura la parcheggi dove ti pare.

  8. @matteo: … e senti pure il vento tra i capelli!

    @jordan: mmm… mi sa che sono ancora lontana mille miglia da Sergio Bambaren, almeno in quando a esperienza! Ma grazie comunque per questo che prendo come un grandissimo complimento!


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