Pubblicato da: troppitrippi | ottobre 23, 2008

Prua verso le Eolie

Lunedì 4 agosto

Ci siamo. Inizia la vacanza. La ciurma vede capitan Zipper ai comandi, io secondo di bordo, Roberto, Annelise e Francesco i nostri amici ospiti a bordo… tutti neofiti della vela. Un gruppetto promiscuamente assortito, come potete giudicare dai nostri ritratti 😉

Lasciamo il porto di Vibo in direzione Eolie. La più vicina è Stromboli, a circa 40/45 miglia da Vibo andando per 270°. L’idea è di fare rotta verso Ovest seguendo il vento. Appena fuori dallo sperone di Capo Vaticano sniffiamo una brezzolina beneaugurante. E’ una brezza, 6 o 7 nodi, un ponentino/maestralino leggero ma ben steso. Per noi è più che sufficiente: issiamo randa, srolliamo genoa e spegnamo i motori. Si fila via che è un piacere.

I nostri amici si ambientano subito. All’ora di pranzo inauguriamo il primo di una lunga serie di aperitivi. Diciamo che se la cambusa è discretamente fornita di vettovaglie, di certo il reparto bevande (birre, vini e affini) non sfigura…!

Per il pranzo ci offriamo io e l’Annelise. Un piatto freddo. Vitaminici, tanto per cominciare. Prepariamo un invitante vassoio di prosciutto e melone e una magnifica insalatona mista. Mandiamo in pozzetto il pane, le bevande, il vassoio etc. lasciando l’insalata appoggiata sul tavolo.

E’ un attimo: un’ondina malefica fa cadere l’insalatiera con tutto il contenuto… acc… porc… dannaz… E ora? Con l’Annelise ci guardiamo negli occhi. Nessuna esitazione turba il nostro sguardo e con fare felino, rapide come faine, rimettiamo tutto nell’insalatiera. Con superba nonchalance mandiamo in pozzetto anche l’insalata … che mangeremo senza fare una piega!

Del resto si sa che quella di bordo è una vita spartana e che in barca non si butta via nulla… figuratevi se potevamo rinunciare a mezzo chilo di insalata così, senza pensiero! e poi vi assicuro che il pagliolato era stato abbondantemente lysoformizzato prima di partire…

Insomma tra una facezia e l’altra arriviamo ad intravedere nella foschia prima Stromboli, poi Panarea con Dattilo e Basiluzzo. Il vento ci porta verso Lipari e là facciamo rotta. Allungheremo un po’ il percorso (sono circa 55 miglia da Vibo a Lipari) ma tanto ormai è certo che si arriva con il buio. Meglio quindi un approdo a Lipari, più sicura per un arrivo in notturna.

La navigazione va avanti. Salutiamo il crepuscolo con un aperitivino frizzante.

Mentre ci avviciniamo alla meta, perdiamo un membro della ciurma, Roberto ci lascia per cadere in una catalessi irreversibile fino al mattino successivo.

Decidiamo di dare ancora alla spiaggia di pomice. Il cartografico ci dice che i fondali si mantengono tra i cinque e i dieci metri per una larga striscia dalla costa (e alle Eolie, dove i fondali strapiombano subito a venti metri è più o meno un fatto unico). Ci avviciniamo lentamente, siamo tutti vigili. Una tensione inconfessata percorre tutti noi. E’ davvero buio pesto: andiamo avanti con il cartografico mentre una teoria di barche e motoscafoni a motore ci taglia la strada tornando da Panarea. Giusto-per-semplificarci-la-manovra!

Proseguiamo. Arriviamo sottocosta, illuminiamo con il faro davanti a noi. Si accendono fugaci visioni di un costone bianco cenere. Andiamo avanti con il motore al minimo, pronti a intercettare qualunque ostacolo. Dieci metri di profondità, dice il log. Nove… otto… sette… sei… ai cinque metri diamo ancora. Caliamo per la prima volta la nostra nuovissima Delta da 16 kg (e i suoi cento metri di catena!). Perfetto. L’ancora fa presa subito. Ci guardiamo attorno. Ci sono altre due barche alla fonda. Seguiamo per un po’ il movimento della nostra barca alla ruota. Tutto ok. Finalmente la tensione si scioglie…

… e la fame si fa sentire. La premiata ditta si ripropone alle cucine: pasta al pesto appena insaporita da pomodorini saltati in padella e un ciuffetto di basilico calabrese. SUPERBA! (e senza neanche averla ripassata sul pagliolato… 😀 )

Rilassati, satolli, grappinati al punto giusto cazzeggiamo fino oltre la mezzanotte al chiarore delle stelle. Dietro di noi di rivela indistinto un paesaggio lunare che riusciamo appena ad intravedere. Alla fine la stanchezza ha la meglio. Gli occhi si chiudono sulla mia prima notte eoliana.

Ma non è finita qui! Stay tuned

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Responses

  1. “Pagliolato lysoformizzato”. Complimenti, un linguaggio, da vera pubblicitaria. Prometto che vengo anch’io a mangiare l’insalata pavimentata senza fare una piega.
    Ps
    Sono vicino a Roberto. Lo invito prontamente al golf club Asiago (Vicenza) per tirarsi su.

  2. eh… il carnet di specialità mica è finito qui… aspetta di sentire delle penne all’arrabbiata ripassate nel lavello… 😉

    Giro il tuo invito a Roberto… mi sembra proprio il tipo che va a riprendersi al golf club di Asiago…!


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